Minacce e violenze al corriere espresso, una denuncia incastra i fratelli gioiesi Larosa
L’inchiesta "Jail express" avviata grazie alla denuncia del proprietario della “Atre express” e quelle dei padroncini
C'è una denuncia dietro l'arresto di dei tre gioiesi Vincenzo e Domenico Larosa e Fabio Sacco, finiti nell’operazione della Dda “Jail Express”. L’inchiesta è stata avviata grazie alla denuncia del proprietario della “Atre express”, la ditta di spedizione merci e servizi di logistica che lavora per la Gls, che aveva interrotto il rapporto di lavoro con la Mar.sal dei Larosa per una serie di inadempienze contrattuali. I fratelli Larosa, secondo quanto emerge dall'ordinanza emessa dal gip di Palmi, Carlo Alberto Indellicati, avrebbero minacciato il titolare della "Atre": se rescindi il contratto a Gioia Tauro non consegni più.
Promessa mantenuta La promessa i fratelli Vincenzo e Domenico Larosa l’avrebbero mantenuta. Tanta era la loro “spavalderia” che neanche la scorta dei carabinieri ai corriere li avrebbe intimoriti.
L'inchiesta Tutti e tre sono accusati, a vario titolo, di tentata estorsione in concorso, sequestro di persona, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi comuni da sparo, lesioni aggravate ed illecita concorrenza con minaccia e violenza, con l’aggravante di aver commesso il fatto con l’utilizzo del metodo mafioso. I due Larosa sono ritenuti dagli inquirenti vicini alla cosa Piromalli di Gioia Tauro, cosa per altro avrebbero detto minacciando un corriere espresso che stava consegnando nella città del porto: «Guarda che noi apparteniamo a una famiglia di Gioia Tauro».
Minacce e violenza Leggendo l’ordinanza emessa dal gip di Palmi, emergono una serie di minacce contro gli austisti-corrieri della “Atre” avvenute nel mese di settembre 2017, per impedirgli di consegnare a Gioia: dalle semplici minacce verbali, a quelle a mano armata, fino al sequestro per due ore di un autista e il violento pestaggio di un altro lavoratore in pieno centro. Un incubo costante che non sarebbe cessato neanche quando il proprietario della ditta di trasporti aveva comunicato tutto ai carabinieri e le volanti dell’Arma scortavano i corriere che dovevano consegnare la merce a Gioia Tauro.
Le denunce Alla denuncia del numero uno della “Atre express” sono seguite anche quelle degli autisti che, alla fine, davanti all’evidenza dei fatti non hanno potuto fare altro che ammettere di essere stati vittima di violenza e ripetute minacce da parte dei fratelli Larosa. Addirittura, uno di loro aveva deciso di lasciare il lavoro dopo un giorno dall’assunzione.
«Le minacce e gli episodi violenti, così come ampiamente dimostrato dalle testimonianza delle persone offese – scrive il gip nell’ordinanza – dai servizi di osservazione controllo e pedinamento della polizia giudiziaria, nonché dalla tempestiva attività tecnica intercettiva sono unicamente volti a costringere A. F. R. e la società Atre express e Gls…a riassegnare l’incarico di effettuare le consegne alla Mar.sal e alla famiglia Larosa…». Difatti «l’escalation di minacce e di violenza subite dai dipendenti Atre express e Gls – aggiunge il gip – rappresenta la chiara ritorsione criminale della famiglia Larosa in risposta alla decisione della Atre express di revocare agli stessi l’incarico di effettuare le consegne nella zona» di Gioia Tauro.
