Operazione Outset, lo scambio di favori e di killer tra cosche lametine e vibonesi
I dettagli dell'omicidio Franzoni, l'incontro all'Hotel 501 di Vibo e le villette costruite gratuitamente come ricompensa dell'efferato delitto
Scambio di favori e di killer tra cosche vibonesi e lametine per compiere le azioni di sangue, poi svelate dagli stessi pentiti che hanno consentito alla Dda di Catanzaro di fare quadrato anche sull’omicidio di Mario Franzoni, assassinato nei pressi di un incrocio stradale nella frazione Porto Salvo, mentre era seduto alla guida di una macchina ferma ad uno stop, freddato da sei colpi di pistola calibro 9, in testa, al collo, al torace e all’addome. Il primo pentito a parlare è stato Giuseppe Giampà, ai vertici dea cosca Giampà di Lamezia che ha indicato mandanti ed esecutori del delitto nei verbali di interrogatorio resi il 12 settembre e il 15 ottobre 2012, nonché il 25 gennaio 2013. In particolare Giuseppe Giampà ha riferito scrive il gip nell’ordinanza “circostanze particolarmente precise che poteva descrivere solo chi aveva piena conoscenza del fatto”. L’omicidio, secondo Giuseppe Giampà, era stato ordinato da Andrea Mantella e Francesco Scrugli per conto della cosca Lo Bianco indicando il luogo dell’esecuzione e il fatto che la vittima, di origini vibonesi, trasferitosi in Brianza, nella circostanza si trovava in Calabria per le ferie. Giuseppe Giampà ha indicato l’autore materiale dell’omicidio in Domenico Giampà e in Enzo Giampà, colui che guidava lo scooter il giorno del delitto.
Gli altri tentativi andati in fumo. Prima di quel giorno c’erano stati altri tentativi di uccidere Franzoni non andati a buon fine e alla guida dello scooter vi era stato Domenico Chirumbolo, inteso “u batteru”. Giuseppe Giampà ha dichiarato di aver saputo solo successivamente che il mandato omicidiario proveniva anche da Carmelo Lo Bianco. In cambio il gruppo criminale di Mantella e Scrugli avrebbe dovuto attentare alla vita di Pasquale Torcasio, detto “Carrà” o “Ciccio Bello” e a quella di Francesco Zigami, entrambi esponenti della cosca Torcasio, rivale del clan Giampà, omicidi che dovevano essere portati a compimento ad opera di Salvatore Mantella e Francesco Scrugli. Piani omicidiari non andati in porto e le armi utilizzate per entrambi i tentativi erano state trovate nel corso di una perquisizione eseguita a carico di Domenico Giampà e Vincenzo Giampà. Le dichiarazioni resa da Giuseppe Giampà sono state successivamente corroborate da quelle del collaboratore di giustizia Raffaele Moscato, uno dei vertici della cosca dei Piscopisani, particolarmente vicino a Francesco Scrugli.
Lo scambio di favori. Moscato ha riferito che l’omicidio di Franzoni è stato materialmente eseguito da persone appartenenti ala cosca Giampà di Lamezia Terme su mandato di Francesco Scrugli, “il quale già vantata degli agguati commessi da tale consorteria. L’incarico dati ai lametini sarebbe stata la contropartita degli omicidi eseguiti precedentemente da Scrugli nell’interesse dei lametini”. Anche Pasquale Giampà ha riferito che l’omicidio era stato richiesto da Francesco Scrugli e Andrea Mantella per conto della cosca Lo Bianco nell’ottica di uno scambio di favori con gli stessi Scrugli e Mantella, di aver lui personalmente incaricato di eseguire l’omicidio di Vincenzo Giampà e Domenico Giampà. Di aver saputo dai suoi uomini che “ è andata a buon fine, che le armi e la moto uno scooterone glieli avevano procurati loro a Vibo e che il fatto era avvenuto ad un incrocio, queste cose me le dissero entrambi , aggiungendo che lo avevano seguito e quando lui ha rallentato ad un incrocio lo hanno sparato”. A fornire un quadro più dettagliato dell’omicidio è stato Andrea Mantella che ha raccontato come il delitto Franzoni fosse stato commissionato da Carmelo Lo Bianco, detto “Pizzinni”, da Enzo Barba e dall’imprenditore edile Franco Barba alla presenza di Paolino Lo Bianco e Francesco Scrugli, indicando il movente del delitto nel fatto che Mario Franzoni aveva picchiato, puntato la pistola e colpito in faccia i figli di Franco Barba. Ha delineato i termini dell’incarico ricevuto nel corso di un incontro avvenuto con Carmelo Lo Bianco e Enzo Barba all’Hotel 501 di Vibo, al quale erano successivamente intervenuti Francesco Scrugli, Franco Barba e Paolino Lo Bianco. Mantella aveva precisato che Franco Barba a fronte dell’incarico di morte si era impegnato a costruirgli gratuitamente due vilette in località Cervo, una per lui e l’altra per Francesco Scrugli, villette che effettivamente furono costruite subito dopo l’omicidio. Per quanto riguarda e fasi di esecuzione dell’omicidio, Mantella ha affermato di aver dato incarico a Scrugli di occuparsi dell’organizzazione, chiedendo a Pasquale Giampà detto “Millelire” di Lamezia di mandargli “ due ragazzi dei suoi a Vibo”.
