Trent’anni di presunti affari illeciti, un impero economico costruito sull’usura e sulle estorsioni, e vittime appartenenti a ogni strato sociale: è questo lo scenario delineato dall’operazione “Dio denaro” condotta dalla Guardia di Finanza di Catanzaro.

Secondo l’accusa, Carlo Procopi (nome di battesimo Francesco) avrebbe accumulato ricchezze ingenti imponendo tassi usurari che in alcuni casi superavano il 70%. A cadere nella rete sarebbero stati imprenditori in difficoltà, sportivi con debiti di gioco e persino madri di famiglia costrette a rivolgersi al prestito illegale.

Ville, aziende e un tenore di vita agiato sarebbero stati, secondo la Procura, il frutto di quel sistema fondato sulla sofferenza altrui. Al fianco di Procopi, gli inquirenti collocano Daniele Masciari, indicato come suo collaboratore di fiducia.

Il procedimento giudiziario entrerà nel vivo il 19 novembre, data fissata per la prima udienza dibattimentale. La Procura ha ottenuto il giudizio immediato, scelta che testimonia la solidità del quadro probatorio raccolto durante le indagini.

A difendere i due imputati sarà un collegio legale composto dagli avvocati Salvatore Staiano, Antonio Lomonaco e Vittorio Cosco, chiamati a smontare le accuse mosse dai magistrati catanzaresi.