"Robin hood", l'inchiesta della Procura si allarga. Scattano nuovi avvisi di garanzia (NOMI)
Ci sono sei nuovi indagati nell'inchiesta della Dda di Catanzaro sulla distrazione dei fondi comunitari. Avrebbero alterato i curricula per favorire gli "amici" del clan Mancuso
di GABRIELLA PASSARIELLO
Curricula alterati, candidati amici ammessi nelle short list sacrificando chi quel posto l’avrebbe meritato davvero, al solo fine di agevolare il clan Mancuso. Si allarga l’inchiesta della Dda di Catanzaro “Robin hood” sulla distrazione di fondi comunitari con nuovi avvisi di garanzia. Si tratta di Eugenio Mercuri, Antonella Torchia e Sonia Libico, rispettivamente presidente e componenti la commissione selezionatrice dei progetti “Verifica degli standard strutturali e normativi delle strutture socio- assistenziali nella Regione Calabria”, Michele Parise, Patrizia Nicolazzo e Maria Francesca Cosco, presidente e componenti la commissione selezionatrice del progetto “Attività di supporto al dipartimento10, settore politiche sociali nelle attività di trasferimento delle funzioni delegate in materia sociale ai Comuni”.
Le ipotesi di accusa. Gli indagati, in qualità di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, secondo le ipotesi di accusa, avrebbero violato il dovere di imparzialità dell’amministrazione con ingiustificate preferenze e disatteso la normativa che impone alle società affidatarie in house l’adozione con propri provvedimenti di criteri e modalità per il reclutamento del personale finalizzate alla trasparenza nel verificare che i requisiti professionali richiesti fossero adeguati all’incarico da ricoprire. Non avrebbero agito da soli, ma con il concorso dell’ex leader di Calabria Etica Pasqualino Ruberto, di Nazzareno Salerno in veste di consigliere regionale prima, di assessore al Lavoro e alle Politiche sociali poi, Isola Claudio Vincenzo Spasari, Saverio Antonio Spasari e Damiano Zinnato. In particolare gli indagati, a fini clientelari, avrebbero intenzionalmente favorito Zinnato, cognato di Luigi Mancuso al fine di procurare vantaggio al clan Mancuso e Saverio Antonio Spasari (figlio di Vincenzo) procedendo alle loro assunzioni indiscriminate nell’ambito dei due progetti, mentre Isola e Vincenzo Spasari ne mediavano e ne istigavano l’assunzione. Il meccanismo per la Dda è chiaro.
Short list fittizie. Ruberto, avrebbe istituito una procedura fittizia legata all’uso distorto delle short list e insieme a Mercuri, Torchia, Libico, Parise, Nicolazzo e Cosco avrebbe omesso di riversare tutti i partecipanti nella short list, procedendo ad una fittizia scrematura delle candidature, dimostrata dalla incompatibilità fra la tipologia di parola chiave indicata nei verbali della commissione esaminatrice e i risultati conseguiti. Zinnato risulterebbe selezionato in relazione all’uso della parola chiava legata al titolo di studio conseguito agli istituti tecnici o scientifici laddove però lo stesso risulta possedere un diploma magistrale ed uno al liceo classico. Nel caso dell’assunzione di Antonio Saverio Spasari la parola chiave avrebbe conglobato tutti i possibili titoli di studio, facendo in sostanza diventare inesistente la selezione. Presidenti e componenti delle commissioni esaminatrici dei due progetti successivamente avrebbero proceduto ad una fittizia comparazione “dei curricula provenienti dalla scrematura, della quale non erano noti i criteri utilizzati e sottoposto a colloquio un numero di candidati, scelti discrezionalmente, ex post dalla commissione selezionatrice, ai quali veniva attribuito un giudizio senza alcuna predeterminazione dei criteri di attribuzione dei punteggi”. Condotte che avrebbero procurato agli assunti un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nel contratto stipulato in pregiudizio di altri aventi diritto più meritevoli, determinando, inoltre, un danno alla Regione Calabria pari all’importo delle retribuzioni erogate. Con l’ulteriore aggravante “di aver commesso il fatto per agevolare l’attività della famiglia Mancuso di Limbadi in relazione all’assunzione di Zinnato, facendone accrescere potere e prestigio”.
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