"Gli effetti che la riforma Cartabia avrà sul sistema giudiziario sono imprevedibili, diciamo che ci sono alcune note positive e altre che abbiamo criticato sia noi magistrati che gli avvocati. Certo è che ci sono tutta una serie di indicazioni che andranno ad aggravare ulteriormente il processo penale e che non vanno nella direzione della semplificazione". A parlare con i giornalisti, a margine dell'incontro sulla riforma della giustizia organizzato dagli avvocati vibonesi ieri al 501 Hotel (ne abbiamo parlato QUI), è il procuratore di Vibo Camillo Falvo, che spiega quello che a suo avviso è uno dei punti critici della riforma: "Noi abbiamo problemi diversi, endemici, di scopertura degli organici, di turnover dei magistrati, di appesantimento del numero di procedimenti penali. E la riforma da questo punto di vista non va nella risoluzione di queste problematiche, almeno per quanto riguarda gli uffici di Procura".

"Non si è fatto nulla per le Procure"



Il problema di fondo, secondo Falvo, è che "mentre il Tribunale avrà l'Ufficio del Processo, quindi l'assegnazione di tanti giovani laureati in giurisprudenza (anche se bisognerà vedere in che modo i giudici potranno avvalersi di loro nella redazione dei provvedimenti, perchè è lì che si crea l'imbuto)", le Procure invece "non avranno nulla", questo "nonostante si dica che i procedimenti penali si prescrivano nella maggior parte dei casi proprio nella fase delle indagini preliminari".

"Pensare anche alle vittime"


E se al momento, in Italia, arrivare a sentenza in un processo penale è "una corsa ad ostacoli", a questo si aggiungerà anche "il problema dell'improcedibilità che in alcune realtà giudiziarie sarà un vero colpo di spugna visto il numero dei procedimenti pendenti". A farne le spese, ricorda il procuratore di Vibo, saranno le vittime dei reati: "Tutto questo va contro l'interesse delle vittime. È giusto, e io comprendo, che bisognava intervenire per rendere più celeri i procedimenti per poter usufruire dei fondi del Pnrr. Però bisogna anche pensare alle vittime".

Le possibili soluzioni e il "problema vero"


Le soluzioni per migliorare concretamente la giustizia, secondo Camillo Falvo, sono due: depenalizzazione e aumento del numero dei magistrati. "È difficile riformare la giustizia perchè abbiamo tanti problemi che provengono dal passato. Ma in una situazione in cui l'obbligatorietà dell'azione penale non viene accompagnata da una forte depenalizzazione non si riuscirà ad incidere come si vorrebbe". Il risultato è stato che "nelle difficoltà si è provato a fare qualcosa che però difficilmente sarà risolutivo, quanto meno nelle realtà più problematiche". La "soluzione migliore", e arriviamo al secondo punto, sarebbe stata quella di "ampliare gli organici della magistratura": "Perchè se è vero che i magistrati italiani sono tra quelli più produttivi d'Europa, e che nonostante questo abbiamo un carico di procedimenti così elevato, allora il problema è che i magistrati sono pochi". Perchè non è stato fatto? "Il problema vero è che tutto questo stride con la necessità di imporre delle tempistiche immediate, risolutive, per poter rispettare i patti con l'Europa".

Scontro tra politica e magistratura


Per Falvo quando si parla di riforma della giustizia si pone principalmente l'accento sulla riforma del Csm, il Consiglio superiore della magistrura, anche se quella - in realtà - "incide poco sulle problematiche tecniche di risoluzione dei problemi della giustizia". A ciò si aggiunge quel conflitto italiano che non si placa ormai dagli anni '90: "Ci portiamo dietro, purtroppo, questo scontro degli ultimi 20-30 anni tra politica e magistratura che di certo non ha aiutato. Forse - riflette il procuratore di Vibo - è arrivato il momento di normalizzare, di creare una fase diversa per poter risolvere veramente i problemi della giustizia nell'interesse dei cittadini".

Magistratura vittima del caso Palamara


Una inciso finale il procuratore di Vibo Camillo Falvo lo dedica anche al caso Palamara, ricordando che "la magistratura è stata una vittima, questo è quello che non si è capito". "Si parla tanto del Palamara-gate. Ma i referenti delle correnti, che se si sono accordati hanno agito in quel modo, sono pochissime persone. E non hanno nulla a che vedere con la quasi totalità dei magistrati - conclude - che quotidianamente, in silenzio, fanno il loro dovere con grandi sacrifici".

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