Casa di riposo sequestrata nel Vibonese, l'affondo della Uil: "Non ci stupisce"
"Il provvedimento di sequestro disposto nei giorni scorsi per la Fondazione Pro diversamente Abili Onlus, tra cui figura anche la struttura ed i mezzi della Casa di cura operante a Jonadi, non ci stupisce ma sicuramente lascia l’amaro in bocca". Non stupisce, perché la UilTucs e la UilTemp di Vibo Valentia da anni seguono la vertenza dei lavoratori che operavano nella Casa di cura, contestando all’amministratore le modalità con cui si svolgevano i rapporti di lavoro, sia a livello di inquadramento sia a livello retributivo". Dopo il sequestro della struttura di Jonadi e l'iscrizione di tre persone nel registro degli indagati, tra cui l'ex segretario generale della Provincia di Vibo Valentia Domenico Mazzitelli, è la Uil a prendere posizione sulla vicenda: "Era emersa - scrivono la coordinatrice di Vibo Valeria Giovanna Barbuto e il segretario interprovinciale Luca Muzzopappa - una gestione non certo felice della struttura, anche dal punto di vista delle condizioni generali di lavoro e di assistenza agli anziani ospiti, condizioni cui le operatrici cercavano di sopperire con abnegazione, facendo del loro meglio per far stare bene persone che avevano e hanno bisogno di una giusta e dignitosa assistenza".
Tensioni tra lavoratori. "Già nell’estate del 2014, si era giunti al culmine di una situazione di tensione tra i lavoratori, che lamentavano mancanze retributive oltre turni di lavoro assurdi e al carico di mansioni che spettavano a personale specializzato, e la direzione della Casa di Cura, che però opponeva alle giuste lagnanze dei lavoratori l’assoluta indifferenza. Solo i sit-in davanti ai cancelli della Casa di cura erano riusciti a porre l’attenzione dei media su quella situazione, talmente grave che anche i parenti degli assistiti hanno sostenuto l’azione di protesta, ben capendo le ragioni delle lavoratrici e il loro senso di responsabilità nei confronti degli ospiti".
La vertenza. "Purtroppo, non sono bastati gli incontri in Prefettura o le sanzioni dell’Ispettorato del Lavoro a far cambiare idea alla dirigenza, mentre allora come oggi, eravamo convinti che una sana e matura interlocuzione avrebbe potuto ribaltare le sorti di una struttura che sarebbe potuta essere un fiore all’occhiello della provincia vibonese in tema di assistenza a più fragili. Invece, ne è seguita una inaspettata serie di licenziamenti, che le lavoratrici, con il sostegno della UilTucs e della UilTemp, hanno prontamente impugnato, dandone mandato all’avv. Paolo Fuduli, valutandoli illegittimi se non proprio ritorsivi nei confronti delle manifestanti che hanno osato protestare. Mentre alcune lavoratrici sono state già riassunte a seguito dell’accordo ratificato dinnanzi al Giudice della sezione Lavoro del Tribunale di Vibo Valentia, per le altre dovrà proseguire l’iter processuale. Per questo, oggi più di allora, con l’amaro in bocca continuiamo a chiederci che fine hanno fatto i loro soldi".
