Il giudice del Tribunale di Vibo ha ordinato la scarcerazione di Antonio Farina e di Domenico Inzillo. Misura cautelare in carcere per gli altri, ma viene esclusa l'aggravante mafiosa. Atti trasmessi alla Dda di Catanzaro

di MIMMO FAMULARO

Fermi non convalidati ma nuova ordinanza di misura cautelare in carcere per cinque delle sette persone arrestate la notte scorsa nell'ambito dell'operazione denominata "Black widows", condotta dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia e coordinata dalla Dda di Catanzaro sulla guerra di mafia che ha insanguinato le Preserre del Vibonese. E' quanto deciso dal gip del Tribunale di Vibo Valentia Graziamaria Lupoli che ha disposto l'immediata scarcerazione di Antonio Farina, 43 anni di Soriano Calabro (assistito dall'avvocato Giuseppe Orecchio) e di Domenico Inzillo, 63 anni (difeso dagli avvocati Nazzareno Latassa e Marcelo Scarmato) per "difetto di gravità indiziaria". Restano invece in carcere gli altri cinque indagati: Vincenzo Cocciolo, 30 anni di Gerocarne; Rosa Inzillo, 50 anni di Sorianello; Viola Inzillo, 52 anni di Gerocarne; Michele Nardo, 47 anni di Sorianello (difesi dagli avvocati Nazzareno Latassa e Marcello Scarmato); Gaetano Muller, 19 anni di Soriano Calabro (avvocato Giuseppe Di Renzo).

Non c'è l'aggravante mafiosa. Tutti e sette erano comparsi davanti al gip nella giornata di ieri. In sei si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e l'unico che ha invece tentato dia respingere punto su punto ogni singola accusa è stato Gaetano Muller. Emesso il verdetto, il giudice si è quindi spogliato delle proprie competenze trasmettendo gli atti al Dda di Catanzaro distrettuale di Catanzaro che avrà ora venti giorni di tempo per chiedere al gip distrettuale una nuova ordinanza di custodia cautelare per gli indagati. Nel frattempo il gip di Vibo ha escluso le aggravanti del metodo mafioso nelle condotte contestate riconducendo i contrasti tra gli Inzillo e i Nesci ad un semplice astio familiare. "L'ambito prettamente familiare - scrive il giudice - che emerge in tutte le conversazioni riportate, nelle quali mai vi è il riferimento a soggetti esterni dalla nota caratura criminale, l'organizzazione delle azioni, permeata da nervosismo e concitazione sono elementi in netto contrasto con quelle situazioni di contesti nei quali è forte e diffusa la consapevolezza sociale della presenza egemone di un clan, anche logisticamente, che dia supporto e sicurezza. Va pertanto esclusa l'aggravante delle finalità mafiose nelle condotte".

Operazione “Black widows”. L’inchiesta è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ed in particolare dai sostituti procuratori Annamaria Frustaci e Filomena Aliberti che hanno lavorato sotto la supervisione del procuratore Nicola Gratteri e del suo vice Giovanni Bombardieri. Le sette persone fermato nell’ambito dell’operazione condotta dalla Squadra Mobile di Vibo e dal Commissariato di Serra San Bruno con il supporto dello Sco, il Servizio operativo di Roma e del Reparto prevenzione crimine di Vibo, sono accusate a vario titolo di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi – provento di furto o comunque alterate per aumentarne la potenzialità offensiva, ricettazione. Le indagini sono scaturite dal tentato omicidio di due fratelli, uno dei quali minore e affetto da sindrome di Down, e hanno fatto luce su una faida all’interno della quale emerge la figura di due donne, sorelle di un uomo ucciso nel giugno dello scorso anno in un agguato a Sorianello. Le due donne, secondo gli inquirenti avrebbero aizzato la “faida”, occupandosi anche di nascondere le armi da utilizzare, e in un caso anche inducendo anche la loro anziana madre ad occultare una pistola nella biancheria intima per sfuggire ad eventuali controlli delle forze dell’ordine.

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