Un attacco frontale, destinato a lasciare un solco profondo nel dibattito pubblico e politico. Nicola Gratteri, attuale procuratore della Repubblica di Napoli e per anni volto simbolo della lotta alla 'ndrangheta in Calabria, torna a scuotere la sua terra d'origine con dichiarazioni pesanti come macigni rilasciate in una video intervista al Corriere della Calabria.

Al centro della riflessione di Gratteri c'è la visione di una Calabria divisa tra chi auspica un cambiamento reale e chi, invece, trae vantaggio dalle zone d'ombra del sistema. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni sfumate: «Per il No voteranno le persone per bene, le persone che credono che la legalità sia un pilastro importante per il cambiamento della Calabria. Per il Sì voteranno gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente in Calabria».

Secondo il magistrato, l'efficienza degli uffici giudiziari rappresenterebbe una minaccia per quegli apparati che da decenni condizionano lo sviluppo della regione. Il "Sì" a cui fa riferimento Gratteri viene associato a un desiderio di conservazione di privilegi e impunità, alimentato da soggetti già finiti sotto la lente d'ingrandimento della magistratura.

Le affermazioni del procuratore hanno immediatamente innescato una violenta polemica politica. Esponenti dei diversi schieramenti lo accusano di aver generalizzato eccessivamente, "criminalizzando" il legittimo orientamento elettorale di migliaia di cittadini.