Esimio Direttore,

ho speso la mia vita culturale e professionale, in una regione dell’estremo Sud di Italia, ad educare prima tante generazioni di ragazzi, poi di giovani ed infine tanti docenti di ogni ordine e grado. A tutti loro mi sono sempre sforzato di infondere il fondamentale concetto che la cultura – quella vera, autentica - si radica su fondamentali valori morali ed etici storicamente ed antropologicamente condivisi: verità, libertà, obiettività, giustizia, solidarietà, rispetto per ogni nostro simile ecc. …..

Senza tale condizione il concetto di cultura si inaridisce, si svilisce fino a trasformarsi in subcultura. La cultura è osservazione, riflessione, analisi, passione per indagare tutte le energie che dominano l’universo; è amore per comprendere i processi che governano il mondo per renderlo migliore, offrendo alle generazioni future esempi di speranza, il gusto e gli stimoli perché essi possano percorrere ulteriori, nuovi sentieri di sviluppo sociale e civile. Noi, quì, al Sud, che siamo gli eredi e i sostenitori dell’antico manifesto del grande maestro ateniese, “facciamo così”. La cultura non è violenza verbale, nè utilizzazione del potere per denigrare il pensiero altrui, assoggettando l’individuo all’unicità culturale.

Caro Direttore, Lei è il principale responsabile di un impero informativo/comunicativo di cui è certamente consapevole anche della rilevante funzione educativa che esso produce quotidianamente. La comunicazione, caro Direttore, non dovrebbe seguire gli umori e i pregiudizi di individui faziosi. Dovrebbe invece sforzarsi di comunicare, diffondere l’informazione con estrema correttezza e verità nel rispetto di tutti e di ciascuno. Almeno questo ho appreso dal pensiero e dall’insegnamento di grandi studiosi come J. Habermas, M. McLhuan, B. Anderson. Se ciò non avviene, allora, ha ragione da vendere K. Popper quando definisce la televisione cattiva maestra. Ebbene, l’altra sera, nella consueta trasmissione televisiva condotta da Lilli Gruber, alla quale presenziava l’immancabile Travaglio, la discussione, come in ogni occasione, è stata subito condotta sul Sen. Matteo Renzi e al suo nuovo libro.

Travaglio, come di consueto, scagliandosi contro il senatore fiorentino, quasi con violenza,ha affermato che il libro “La mossa del Cavallo” sostanzialmente è un libraccio, una schifezza. All’affermazione non è seguita alcuna considerazione dei presenti, tranne che un sarcastico sorrisetto compiaciuto dalla Gruber. E la “Travagliata” è stata servita! Mi creda Direttore, ho trovato il giudizio espresso da Travaglio moralmente scorretto, anche perché non sostenuto da alcuna valutazione critica ( sacrosanta ); ma, soprattutto, perché sono convinto che chiunque si impegni, studi, si metta in gioco, si spenda offrendo alla società il contributo del suo pensiero per migliorarla, dovrebbe ricevere almeno un minimo di rispetto. Tuttavia per rendermi conto della “Travagliata”, il giorno dopo mi sono procurato il libro in questione e l’ho letto tutto di un fiato. Ho trovato il saggio molto interessante dal punto di vista, filosofico, sociologico e storico- politico.

L’autore snocciola le sue idee, le sue proposte sociali confutando teorie e tesi di grandi pensatori moderni e contemporanei; ad esempio: E. Burke, E. Dickinson, A. Camus, M. Heidigger, H. Arendt, B. Croce, K. Popper. Il saggio fornisce uno spaccato della realtà sociale e politica nel nostro paese in rapporto alle più vaste e coinvolgenti situazioni economiche, sociali, culturali e politiche determinate dalla globalizzazione e messe in crisi dalla pandemia. L’autore espone con chiarezza e puntualità gli avvenimenti politici che negli ultimi anni si sono sviluppati in Italia, in Europa e nel mondo -populismi e sovranismi - mettendo il luce le profonde contraddizioni di tali movimenti. Qui l’autore affonda il bisturi; condanna senza appello i social utilizzati dai populisti e dai sovranisti molto spesso in maniera distorta, falsa, ingenerando nella pubblica opinione la cultura del sospetto, dell’odio.

Delinea, poi, la situazione sociale, politica ed economica del nostro paese alla luce della pandemia e i conseguenti provvedimenti governativi nazionali ed europei. In questo caso non risparmia aspre critiche al governo e alle opposizione ma lo fa con grande rispetto istituzionale ed umano. Il saggio nel suo insieme fornisce, in modo chiaro e convincente, un progetto di riforme e di rinascita del nostro Paese, fondato su principi politici, sociali ed umani che affondano le radici nella dottrina sociale della Chiesa. In tal senso si pone in termini molto critici anche rispetto ad una sinistra radicale che, ancora oggi, tende a guardare il mondo con gli occhi del passato ed in termini ideologici. Infine, ho trovato dal punto di visto culturale ed umano molto significativa la conclusione: “ Lettera della partenza ”.

In essa l’autore affida ai giovani il suo progetto di rinascita richiamandoli a: “credere nella politica quando gli altri scommettono sul populismo; usare parole gentili quando gli altri insegnano ad odiare; sognare in grande quando gli altri rincorrono gli incubi; parlare di speranza, quando sembra vincere la paura; coltivare la libertà quando gli altri parlano solo di morte”. Si affida alla passione, al talento e alla forza prorompente dei giovani per cambiare l’Italia ed il mondo. Tutto sommato mi sono reso conto che il saggio affronta con serietà questioni cruciali, dei quali il sen. Renzi è stato protagonista. Travaglio, secondo me, (non sono legato ad alcun partito politico da oltre quarant’ anni ), dovrebbe concludere la sua esperienza di comunicatore/opinionista, e assumere quella più consona alle sue caratteristiche di portavoce del Movimento 5 Stelle. Farebbe meno danni alla cultura e al popolo italiano.

Mi scusi Direttore, per la mia ingerenza nel suo lavoro. L’ho fatto perché come cittadino italiano sono stanco di vedere e di ascoltare, da decenni, lo stesso predicatore-fustigatore che, con aria da “maestrino”, si erge a giudice di tutto e tutti. Prima che questo signore esprima giudizi, lo mandi a Delfi Direttore, perché umilmente prenda atto e rifletta su quello che c’è scritto, da millenni, sul frontone del tempio di Apollo.
Distinti saluti e buon lavoro.

P.S.
Grazie Sen. Renzi: continui a scrivere, magari, “La seconda mossa del cavallo “, potrà anche dire cose spiacevoli, scomode per qualcuno, soprattutto per Travaglio, ma la cultura e la storia saranno sempre dalla sua parte.