A Vibo la tragedia di Sofocle interpretata dagli studenti del Morelli-Colao
Il dirigente scolastico, ing. Raffaele Suppa, sostiene il progetto teatrale
Il teatro come luogo dell’anima, come esercizio di ascolto, come possibilità di conoscersi e di dare voce a ciò che spesso resta nascosto. È questo il senso più profondo della rappresentazione dell’Antigone di Sofocle, andata in scena ieri, 4 giugno, al PalaMorelli di Vibo Valentia, con protagoniste le studentesse e gli studenti del Liceo artistico “D. Colao” e del Liceo classico “Michele Morelli” dell’I.I.S. “Morelli-Colao”. Non soltanto uno spettacolo, dunque, ma l’esito pubblico di un percorso educativo e culturale che ha saputo coniugare studio, espressione corporea, parola scenica, musica e consapevolezza di sé.
La tragedia antica, affidata alla sensibilità dei giovani interpreti, ha ritrovato sulla scena tutta la sua forza originaria: il conflitto tra legge dello Stato e legge morale, tra potere e coscienza, tra obbedienza e libertà interiore. Dopo la morte dei fratelli Eteocle e Polinice, il nuovo re di Tebe, Creonte, vieta la sepoltura di Polinice. Antigone, in nome delle leggi divine non scritte, si ribella all’editto del sovrano e compie un gesto di pietà e di giustizia. Per questo viene condannata a essere murata viva. Il ravvedimento di Creonte arriverà troppo tardi: Antigone si sarà già tolta la vita, trascinando con sé anche Emone ed Euridice, fino alla solitudine finale del re, annientato dal dolore e dalla consapevolezza della propria colpa. La messa in scena, curata dalla dott.ssa Kristina Mravcova, docente formatore e regista, ha trasposto Sofocle nella contemporaneità, facendo del palcoscenico uno specchio del presente. Al centro dell’opera, infatti, non vi è soltanto il destino, ma la scelta. Ogni personaggio è chiamato a misurarsi con le conseguenze delle proprie azioni: Antigone sceglie la fedeltà alla propria verità, Creonte la rigidità del comando, Emone ed Euridice il rifiuto di un ordine spietato. In questa prospettiva, la tragedia diventa un’occasione di riflessione profonda per gli spettatori e, soprattutto, per gli studenti-attori. Il teatro si fa terapia non in senso superficiale, ma come spazio di attraversamento emotivo, come esercizio di libertà, come possibilità di abitare per un momento altre vite e, attraverso quelle vite, comprendere meglio la propria. Interpretare Antigone significa misurarsi con il limite, con la paura, con il dolore, ma anche con il coraggio di dire “io” davanti al potere. Particolarmente efficace la scelta di una scena minimalista, dominata da una tomba trasparente, simbolo di ciò che non può essere nascosto. Le azioni dei personaggi, come le responsabilità degli uomini, restano visibili. I costumi solenni, di ispirazione dark, hanno accentuato il peso del giudizio, della colpa e della solitudine, mentre le musiche eseguite dal vivo dalla violinista Elisabetta Lavorato hanno accompagnato con intensità i passaggi più drammatici della rappresentazione.
A dare corpo e voce ai personaggi sono stati Francesca Caloiero nel ruolo di Antigone, Maria Fusca in quello di Ismene, Pierfrancesco Depinto nei panni di Creonte, Leonardo Ippolito in quelli di Emone, Giulia Vespasiano nel ruolo di Tiresia, Viola Rubino come Guardia ed Euridice, Fulvio Mirile come Nunzio. Francesca Anastasi ha interpretato la Catarsi, mentre Domenica Arena, Giulia Buda, Azzurra Pia Francolino, Annapaola Grillo, Teresa Rita Moscato e Martina Maria Stambè hanno dato vita alle Creature. Il Coro di Tebani è stato affidato a Elisabetta La Gamba e Giulia Mangione. La collaborazione tecnica e scenica è stata curata da Giuseppe Pugliese. Il lavoro si inserisce nell’ambito del progetto Officina delle Competenze - Imparare, Includere, Crescere, modulo Voci Antiche, Scena Viva. Consapevolezza ed espressione culturale, cofinanziato dall’Unione europea. Un percorso che ha trovato nella rappresentazione finale non un semplice punto d’arrivo, ma la restituzione viva di competenze maturate nel tempo: capacità espressiva, collaborazione, responsabilità, ascolto reciproco, gestione delle emozioni. Fondamentale, in questo senso, anche il lavoro della prof.ssa Anna Melecrinis, tutor del percorso, e il sostegno del dirigente scolastico, ing. Raffaele Suppa, che ha promosso e accompagnato un’esperienza capace di valorizzare insieme le diverse anime dell’Istituto “Morelli-Colao”: quella classica e quella artistica, unite in un progetto comune di formazione e crescita. Alla fine, ciò che resta non è solo la memoria di una tragedia rappresentata con intensità, ma l’immagine di una scuola che riconosce nel teatro uno strumento educativo potente. Perché salire su un palco significa imparare a esporsi, a conoscersi, a mettersi in relazione con gli altri.
E Antigone, con la sua ostinata fedeltà alla coscienza, continua a parlare ai giovani proprio perché chiede loro di scegliere, di assumersi una responsabilità, di non restare spettatori passivi della propria vita. Nel dolore della tragedia si compie così quella κάθαρσις che Sofocle aveva consegnato alla storia del teatro: una purificazione che non riguarda soltanto i personaggi, ma anche chi guarda. E ieri, al PalaMorelli, quella parola antica è tornata a vivere attraverso le voci, i corpi e l’emozione degli studenti.
