La scia di sangue sul lavoro si allunga con il nome di Mustapha Ladid, l’operaio trentaduenne che ha perso la vita non per un errore, ma per un estremo gesto d’altruismo. Dipendente della "Carrara Group", azienda leader nei servizi ecologici, Mustapha è deceduto dopo quattordici giorni di lotta tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione, dove era stato ricoverato in condizioni disperate.

Il dramma si è consumato lo scorso 28 aprile durante le delicate operazioni di bonifica di un’autocisterna. Secondo le ricostruzioni, l’ambiente era saturo di acido solfidrico, un gas letale che non lascia scampo. Quando Mustapha ha visto il suo collega accasciarsi, stordito dalle esalazioni, non ha esitato: è sceso nel serbatoio per trascinarlo fuori.

Un gesto eroico che gli è costato la vita: i vapori tossici hanno tramortito anche lui prima che potesse completare il salvataggio. All'arrivo dei soccorsi del 118, le sue funzioni vitali erano già gravemente compromesse; un destino crudele per chi, con coraggio, aveva messo la vita del prossimo davanti alla propria.

La morte di Mustapha lascia un vuoto incolmabile in una famiglia già duramente colpita dal destino: dieci anni fa, l'uomo aveva perso un fratello in un incidente stradale. Di origini marocchine ma perfettamente integrato, viveva un momento di grande speranza.

Da cinque anni pilastro della sua azienda, si era sposato da meno di due anni e aveva appena coronato il sogno di acquistare una casa, simbolo di un futuro che stava costruendo con fatica e onestà. Ora, su quel futuro cala il silenzio, mentre le autorità competenti proseguono gli accertamenti per verificare il rispetto delle norme di sicurezza in quel maledetto pomeriggio di aprile.