LA RIFLESSIONE | Bonanno: "Un museo diffuso all'aperto per Vibo Valentia"
di MAURIZIO BONANNO*
Una città carica di storia millenaria, scrigno prezioso di una quantità di beni archeologici, storico-architettonici di straordinario valore, dove insiste un Museo secondo solo a quello di Reggio Calabria, in possesso, a sua volta, di una messe di reperti tali da non riuscire a trovare giusta dimora (al punto che qualcuno ha ben pensato di trasferirli altrove).
È ben strano, anzi paradossale, il destino di Vibo Valentia!
Qui la storia e le sue eredità vengono trattate come una perdita di tempo che è bene nascondere piuttosto che valorizzare, salvo gli innamoramenti estemporanei, come sta accadendo a proposito di una parte residuale delle mitiche Mura Greche, tornate ad essere vanto solo ora, dopo che per lustri sono stati abbandonati nell’indifferenza totale lasciando che si consumassero nel degrado.
I mosaici ricoperti di terra. Qui, i mosaici romani (opere di una bellezza struggente che fanno pensare a siti noti a livello internazionale) sono stati finora “custoditi” sotto strati di terra e di sterpaglie, senza che nessuno abbia mai fatto una minima osservazione, anzi osannando chi, con lungimiranza e competenza, aveva fatto questa sciagurata scelta. Qui il busto augusteo (giudicato più bello di quello esposto al Louvre) era buono per fare giocare a palla i bambini, oppure “custodito” in uno scantinato. Emblematica, poi, la vicenda di piazza S. Leoluca, contesto pluristratificato di grande interesse storico coperto dal cemento; oppure la regimentazione monumentale ellenistica di via Murat, nascosta alla vista, senza che si siano scomodati intellettuali ed interrogazioni parlamentari; ed ancora, quanto accaduto, pochi anni fa, alla Domus Romana scoperta in via Cicerone: dopo un’attesa lunga un anno, è stata ricoperta per riconsegnarla ai cittadini-guidatori e farne una strada sulla quale far passare o comunque parcheggiare le auto.
Dunque, la storia a Vibo Valentia? Interessi di parte… e poi, indifferenza, disinteresse, noncuranza; soprattutto speculazione di carattere parapolitico di personaggi autoreferenziali ormai ben noti all’opinione pubblica.
Tutto ciò, però, non interessa alla gente comune, a quei vibonesi sinceri e non di parte, che operano per il solo ed esclusivo interesse della città, che “amano” questa martoriata Vibo Valentia e, piuttosto che crogiolarsi nel rimpianto di un passato sempre più remoto, vorrebbe trasformare la storia ed il suo patrimonio in occasione di crescita per poterla proiettare nel futuro.
Il "peso" della storia. Quella gente comune che saluta come una novità da seguire con interesse l’azione competente del gruppo di giovani studiosi che si impegna nella ricerca archeologica sotto la spinta di una Soprintendenza Archeologica della Calabria che finalmente si apre al contributo di concrete competenze, così come da tempo si attendeva a dispetto delle retoriche inerzie passate, quando ad operare era solo un “ristretto cerchio magico”, che ora, avendo perso la sua magia, scalpita e fomenta. Quella gente comune che chiede che finalmente veda la luce il Parco Archeologico ed apprezza ed ammira lo sforzo dei nuovi funzionari e dirigenti che hanno cambiato la rotta dei beni archeologici vibonesi. Quella gente comune che immagina una città che – con gli opportuni interventi, un’adeguata programmazione e, ovviamente, una serie di finanziamenti dedicati – potrebbe trasformarsi in un vero e proprio museo diffuso all’aperto divenendo meta di studiosi e di turisti; anziché continuare la strada, certamente più comoda, di nascondere tutto facendosi scudo con polemiche sterili e schieramenti di parte trasformando un passato, splendido quanto ingombrante, in occasioni di speculazioni a fini personali.
*Giornalista e scrittore
