Condannata a sette anni donna legata alla ‘ndrangheta calabrese (NOME)
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto la famiglia Grande Aracri in Emilia si è chiusa con una condanna a sette anni e quattro mesi per Rosita Grande Aracri. La decisione è stata emessa dalla giudice per le udienze preliminari di Bologna, Roberta Malavasi, nell’ambito di un procedimento che vedeva coinvolti anche ex amministratori locali di Brescello, tra cui Giuseppe Vezzani e Marcello Coffrini, prosciolti dalle accuse più gravi.
Secondo l’accusa, sostenuta dalla pm antimafia Beatrice Ronchi, la donna avrebbe agito come portavoce del padre, Francesco Grande Aracri, già condannato per mafia, e avrebbe gestito per circa dieci anni attività economiche riconducibili al clan, tra cui la società Eurogrande, con finanziamenti di origine incerta. Rosita Grande Aracri, inoltre, avrebbe mantenuto un contatto diretto con i vertici della cosca calabrese, spostandosi più volte nella residenza di famiglia a Cutro, in provincia di Crotone, dove risiedeva anche lo zio Nicolino Grande Aracri, detenuto ergastolano.
Altri imputati coinvolti nel procedimento hanno scelto di patteggiare la pena, mentre alcuni ex sindaci del Comune emiliano, primo sciolto per infiltrazioni mafiose, sono stati prosciolti dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa.
