"Cerco cuochi, no comunisti né gay": chef condannato per discriminazione (NOME)
Il cuoco è stato ritenuto colpevole per discriminazione

Dalle parole sui social alla condanna in tribunale: finisce con una sanzione per discriminazione il caso dello chef Paolo Cappuccio, travolto dalle polemiche per un annuncio di lavoro pubblicato su Facebook.
Il giudice ha stabilito che quel post, dai contenuti ritenuti offensivi e discriminatori, viola i principi di uguaglianza, disponendo un risarcimento di 6mila euro in favore della Cgil del Trentino, oltre al pagamento delle spese legali e alla pubblicazione della sentenza su un quotidiano nazionale.
Nel messaggio, diventato virale, lo chef escludeva esplicitamente alcune categorie di persone, utilizzando espressioni che avevano suscitato indignazione e acceso il dibattito pubblico.
Nonostante le successive dichiarazioni per ridimensionare il contenuto delle frasi, i giudici hanno ritenuto che il linguaggio utilizzato integrasse una condotta discriminatoria.
La vicenda riporta al centro il tema dell’uso dei social e dei limiti tra libertà di espressione e tutela dei diritti fondamentali.
