Morì dopo quattro giorni di vita, chiesto il processo per tre medici
L’accusa per il primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Soverato e dei suoi colleghi è di omicidio colposo
Per quel neonato morto dopo quattro giorni di vita, il pubblico ministero Giulia Tramonti ha ribadito la richiesta di mandare a giudizio tre medici dell’ospedale di Soverato accusati di omicidio colposo in concorso. Si tratta del primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Soverato Domenico Perri, dei colleghi Tommaso Gioffrè ed Ettore Falvo. Dopo le arringhe difensive dei legali Enzo Ioppoli, Salvatore Staiano e Angela Mascaro per delega dell’avvocato Giancarlo Pittelli, il gup del Tribunale di Catanzaro Barbara Saccà ha rinviato la decisione al 4 aprile.
Secondo le ipotesi di accusa i camici banchi non avrebbero fatto tutto il possibile per evitare la morte del piccolo Matteo Zangari, omettendo di diagnosticare una malformazione al cuore, che se accertata avrebbe potuto garantire al neonato cure appropriate in un centro specializzato.
La ricostruzione dei fatti. Il caso aveva suscitato un notevole clamore mediatico, tanto da richiedere l’intervento del garante dell’infanzia Marilina Intrieri, che chiese copie degli esami eseguiti sul piccolo per accertare presunte violazioni del diritto alla vita. Secondo la
ricostruzione dei fatti, il piccolo di Davoli nato il 30 agosto del 2014 all’ospedale di Soverato, sarebbe stato dimesso dall’equipe medica in perfette condizioni di salute. Qualcosa però non era andato per il verso giusto. Il pianto continuo del bambino e la sua inappetenza avevano preoccupato i genitori, che decisero di riportarlo in ospedale, dove è
stato esaminato dal personale presente. I successivi accertamenti avevano richiesto il trasferimento di Matteo al Pugliese- Ciaccio di Catanzaro, che fu ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Le sue condizioni di salute erano apparse subito critiche e nel giro di mezzora il cuoricino di Mattero aveva smesso di battere. Una morte senza una causa, almeno all’inizio, fino a quando l’inchiesta della Procura di Catanzaro che all’epoca dei fatti aveva iscritto undici indagati e la successiva autopsia richiesta sul corpo di Matteo non aveva rilevato che il piccolo aveva una sofferenza cardiaca. (ga.pa)
