Rosaria Scarpulla fa nomi e accuse precise in conferenza stampa: "Sono rimasta sola a combattere la mia battaglia e la strage non è ancora finita. Vogliono tutto il mio casato"

di MIMMO FAMULARO

"Madre-coraggio" rompe il silenzio e torna a parlare. Lo fa a due passi dal nuovo Tribunale di Vibo Valentia, nella sala conferenza della Confcommercio. Al suo fianco c'è l'avvocato Giuseppe De Pace che dal 2014 assiste lei e la sua famiglia. Fa nomi e cognomi Rosaria Scarpulla, la mamma di Matteo Vinci, il 42enne di Limbadi ucciso da un'autobomba piazzata sotto la sua auto lo scorso 9 aprile nelle campagne di Limbadi. "A me - sottolinea la donna - non interessa dei Mancuso come cognome. Io combatto contro le persone che hanno ucciso mio figlio e fatto male a mio marito e alla mia famiglia. In questa vicenda sono coinvolti anche due Mancuso: Salvatore detto "Lo zoppo" e Rosaria Mancuso. Sono persone indegne che agiscono dietro le nostre spalle, ma io so chi sono e li ho anche visti". Si tratta del fratello più piccolo e della sorella di Giuseppe, Diego, Pantaleone (alias l'Ingegnere) e Francesco (alias Tabacco) Mancuso.

Cronologia dei fatti. La famiglia Vinci sarebbe nel mirino dei Di Grillo-Mancuso fin dal 2014 quando - questa la tesi che la difesa sta cercando di dimostrare nel corso di un processo che si trascina da quattro anni - un gruppo di sei persone aggredì Francesco Vinci e Rosaria Scarpulla. L'avvocato De Pace l'ha definita una "spedizione punitiva" nei loro confronti condotta da Rosaria Mancuso e dal marito Domenico Di Grillo. A quell'episodio ne seguirono altri e sempre per questioni relative ad un terreno ubicato proprio nella zona dove un mese fa è saltata in aria l'auto guidata da Matteo. Ai Vinci fu incendiato un capannone, furono murate le finestre dell'abitazione di campagna e il 30 ottobre del 2017 Francesco Vinci venne brutalmente aggredito e per le gravi ferite riportate ricoverato anche in terapia intensiva. "E' stato - afferma Rosaria Scarpulla - un tentato omicidio. Mio marito ha visto in faccia i suoi aggressori, li ha riconosciuti e mi ha anche detto i nomi". Cita Domenico Di Grillo, la moglie Rosaria Mancuso, il genero di quest'ultimi Vito Barbara e i loro più stretti familiari. Il caso è al vaglio della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che non ha ancora deciso se contestare l'aggravante mafiosa.

Senza scorta. Intanto il tempo passa e ad un mese dall'autobomba che ha ucciso Matteo Vinci e ferito gravemente il padre Francesco è calato il silenzio. Un silenzio rotto proprio dalle nuove accuse lanciate da Rosaria Scarpulla e la sua avvocato Giuseppe De Pace. Madre-coraggio ha nuovamente puntato l'indice contro una parte della famiglia Mancuso. Ha idee precise su chi è stato. "Se non hanno agito loro in prima persona - afferma riferendosi ai Di Grillo-Mancuso - hanno mandato loro qualcuno. Io non ho altre inimicizie e sono stata catapultata in una storia più grande di me". Rosaria porta avanti una battaglia per sua figlio che in questa storia ci ha rimesso la vita. La nuora, Laura, è appena ripartita per l'Argentina. "Vado avanti per mio figlio, poi per la famiglia e poi per i giovani limbadesi. Come fa una persona che subisce - si chiede - ad andare a dire certe cose quando lo Stato non tutela nessuno. Non ha tutelato Matteo, non sta tutelando noi in queste vicenda, non tutela Limbadi. Io non vedo niente. Siamo al punto di partenza. Questo caso è in mano al procuratore Gratteri e quindi ci sarà un punto di arrivo. Sono fiduciosa perché se neanche adesso si riuscirà a fare giustizia vuol dire che l'Italia è morta, i giovani sono morti e non ci sarà più speranza per nessuno". Sulla scorta che ancora non c'è Rosaria Scarpulla dice: "Io non sono un avvocato o un magistrato per giudicare. Sono stata una bracciante agricola, sono una casalinga e quindi non so come funzionano queste cose. Io so qual è la verità e voglio che sia fatta giustizia. Tocca ai magistrati fare ai magistrati. Loro sanno se io debbo avere la tutela o la scorta. Loro devono proteggerci e sono sicura che ancora la strage non è finita che il loro obiettivo era tutta la mia casata". 

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