"Vulcano": ecco come la 'ndrangheta importava la cocaina al porto di Gioia (VIDEO)
Nuovo capitolo dell'inchiesta che ha disarticolato un'organizzazione finalizzata al traffico illecito di droga. Scoperta una nuova metodologia: la cocaina veniva trasbordata in alto mare
di MIMMO FAMULARO
E' una nuova metodologia di importazione della cocaina quella che hanno scoperto gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria nell'ambito dell'inchiesta denominata “Vulcano” che ha disarticolato un'associazione a delinquere aggravata dalla transnazionalità, finalizzata al traffico illecito di sostanza stupefacente del tipo cocaina per conto delle potenti cosche di ‘ndrangheta Molè, Piromalli, Alvaro e Crea.
Nuovo capitolo. L'operazione di oggi rappresenta l'epilogo della complessa attività investigativa svolta dal Nucelo di Polizia tributaria e dal Gico che ha permesso di accertare l’esistenza di un gruppo criminale articolato su più livelli, comprensivo di squadre di operatori portuali infedeli e dotato di elevatissime disponibilità finanziarie, costituito allo scopo di reperire e acquistare all’estero, importare (prevalentemente attraverso i porti panamensi di Cristobal e Balboa), trasportare in Italia attraverso cargoship in arrivo, tra l’altro, nei porti di Rotterdam, Livorno, Napoli, Salerno, Genova e Gioia Tauro nonché commercializzare ingenti quantitativi di cocaina.
Trasbordo di cocaina in mare aperto. Disvelata una nuova metodologia di importazione della cocaina - adottata dall’organizzazione criminale - più sofisticata e, allo stesso tempo, più prudenziale rispetto a quella tradizionale basata sulla “esfiltrazione” della sostanza stupefacente attraverso l’ausilio di operatori portuali infedeli che, sfruttando le mansioni esercitate all’interno degli scali portuali, effettuavano, dietro precise disposizioni, l’apertura dei container d’interesse nonché il prelievo del carico illecito con il trasbordo della cocaina in mare aperto, da una cargoship a piccole imbarcazioni, in una zona meno presidiata dalle Forze di polizia.
Il ruolo del comandante della nave. Allo scopo di assicurarsi il risultato, l'organizzazione criminale è giunta persino ad assoldare il comandante della nave “Msc Poh Lin”, appartenente alla compagnia marittima MSC, che effettua la tratta “California Express” approdando presso i porti panamensi di Balboa e Cristobal che rappresentano i principali centri di smistamento internazionale della cocaina. A sua volta il comandante è riuscito a procacciarsi l’incarico al fine di garantire il buon esito delle operazioni di imbarco, trasporto in Italia e consegna della cocaina ai soggetti incaricati di prelevarla da parte dell’organizzazione criminale.
Le precauzioni per non essere intercettati. L’attività investigativa è risultata particolarmente complessa in ragione degli innumerevoli accorgimenti adottati dai membri dell’associazione per non essere intercettati i quali, ad esempio, hanno utilizzato sistematicamente autovetture noleggiate per brevi periodi e hanno comunicato con modalità criptata mediante dispositivi BlackBerry “dedicati” e con e-mail che non venivano inviate ma soltanto salvate nella cartella “bozze” affinché l’altro utente in possesso delle credenziali di accesso all’account potesse leggerne il contenuto senza che vi fosse alcun flusso di dati.

Il blitz. A seguito dell’attracco della “Msc Poh Lin” al porto di Gioia Tauro, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, lo scorso otto luglio, circa 300 militari della Guardia di Finanza - sotto la direzione del Comando Provinciale di Reggio Calabria - hanno effettuato il sequestro preventivo e la contestuale perquisizione della nave e di circa 1500 containers su quest’ultima imbarcati o scaricati, nonché hanno eseguito numerose perquisizioni in Calabria e in Campania nei confronti di varie persone indagate e hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto 12 soggetti, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere e di traffico illecito di sostanze stupefacenti con l’aggravante della transnazionalità nonché delle finalità mafiose, per avere agevolato l’attività delle cosche della ‘ndrangheta Molè, Piromalli, Alvaro e Crea.
Le perquisizioni. Il piano concordato dall’organizzazione per il trasbordo non si è realizzato per un mero caso fortuito, ragione per cui lo stupefacente è rimasto occultato a bordo della nave mercantile. A seguito della perquisizione della cabina del comandante della cargoship sono stati rivenuti alcuni foglietti su cui erano annotati dei codici alfanumerici per la comunicazione con gli altri membri dell’organizzazione criminale con modalità criptata e gli estremi identificativi di un container con la seguente 3 indicazione: “80 kg”. Pertanto, il container contenente un carico di noci è stato sottoposto a perquisizione riscontrando la mancanza del prescritto sigillo senza, tuttavia, rinvenire la sostanza stupefacente.
Il sequestro. Questa mattina i militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, proseguendo le operazioni di perquisizione dei circa 1500 containers fatti appositamente scaricare dall'imbarcazione, hanno proceduto all’ispezione di un container proveniente da Coronel (Cile) sottoposto a “transhipment” proprio a Balboa (Panama) e diretto a Valencia (Spagna) con un carico di legname. La perquisizione ha consentito di rinvenire 3 borsoni contenenti 73 panetti di cocaina pura per un peso complessivo pari a kg. 83,140, corrispondenti, di fatto, al quantitativo che l’organizzazione aveva commissionato.
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https://youtu.be/UffEC9B3--k
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