Stava per finire male la "mangiata" organizzati da alcuni esponenti dei clan e persone a loro vicine, il 25 gennaio 2018. Il pranzo avvenne a casa di Antonio Lo Bianco (Lorduni) in contrada Nasari -come riferiscono i giudici nelle motivazioni della sentenza in abbreviato Rinascita Scott -. Al momento conviviale presero parte, oltre che il padrone di casa, anche Vincenzo Barba detto il Musichiere, Paolino Lo Bianco, Domenico Prestia, Paolo Carchedi e Carmelo D'Andrea. Con loro pure Nicola Lo Bianco, Raffaele Lentini e Fortunato Ceraso. "Per i temi trattati -fanno presente gli inquirenti -emergono rilevantissimi elementi a carico dei soggetti che vi hanno preso parte, dovendosi sin d'ora anticipare come sia stato del tutto vano il tentativo delle Difese di edulcorarne la valenza probatoria, degradando la serietà dei dialoghi captati a mere chiacchiere tra amici annebbiati dai fumi dell'alcol".

Del resto, "che non si tratti soltanto di un pranzo amichevole bensì - in ogni caso - di un incontro tra sodali nel quale confidenza e convivialità non possono comunque pretermettere le gerarchie tra loro esistenti, lo dimostra all'evidenza il fatto che ad Antonino Lo Bianco -proseguono i giudici - pur trovandosi in casa propria, non sia minimamente consentito mettere alla porta il ben più giovane Domenico Prestia, dal quale pure si sente profondamente offeso, potendo soltanto Enzo Barba il Musichiere prendere una tale decisione. "Vattene se no mannaia a (bestemmia) ti faccio male..vattene prendi la macchina e vai via", aveva chiesto Lo Bianco, ma Prestia aveva replicato: "Non lo potete dire"..."quando me lo dice zio Enzo (Barba il Musichiere) vado via"

Soprattutto, nel corso del dialogo, i commensali si soffermano sulle doti di 'ndrangheta ed in particolare su quelle conferite in carcere: in particolare, secondo il racconto di uno degli invitati, che intrattiene i suoi interlocutori grazie alla sua profonda conoscenza della materia, "tali doti vanno in ogni caso riconosciute all'esterno dai responsabili del locale di riferimento, che devono aver previamente sollecitato o comunque autorizzato il conferimento mediante apposite imbasciate".

Quindi i commensali si soffermano sull'analoga questione del riconoscimento di doti conferite da soggetti appartenenti a 'ndrine o cosche diverse, anche per esse essendo necessario il benestare dei referenti del Locale di originaria appartenenza, specificamente inseriti in "copiata".

Proprio questa problematica ha caratterizzato le doti conferite "ai sodali Francesco Bognanni e Nazzareno Franzè alias Papóscia, per le quali non era stato chiesto il preventivo benestare dei soggetti menzionati nella loro copiata: in particolare, era accaduto che nel 2006, ad Alessandria, "Franzè aveva brigato per il conferimento di una dote, poi ottenuta all'interno di una pizzeria unitamente al cugino Francesco Bognanni".

La vicenda viene in particolare introdotta da Lo Bianco Nicola, indispettito proprio dal fatto che in tal caso il loro gruppo, cui spettava il benestare in relazione alla dote conferita al Bognanni da personaggi dell'area cosentina, era stato invece "bypassato" ("superato") dal riconoscimento effettuato da Domenico Camillò, appartenente al diverso gruppo dei Pardea-Ranisi, per intercessione di Raffaele Franzè. Insomma, quella non era stata una mangiata tra amici, secondo i giudici, ma un vero e proprio vertice di 'ndrangheta.