Consulte studentesche calabresi, la lotta contro la violenza sulle donne
In prossimità della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, la ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, emerge il contributo significativo che le Istituzioni scolastiche dedicano costantemente a questa scottante realtà che è divenuta sempre più terrificante nel suo manifestarsi quasi quotidiano.
Pertanto, in virtù dei positivi risultati pregressi la Consulta studentesca, guidata da Franca Falduto in collaborazione con la Polizia di Vibo Valentia, guidata dal Questore Andrea Grassi, ha pensato di proporre per l’occasione la piéce teatrale interpretata da Alberto Micelotta che dal 2015 collabora nella stesura dei testi e nelle rappresentazioni pubbliche con le Consulte le quali hanno abbracciato più consapevolmente, la giusta causa della lotta alla violenza contro le donne a seguito del terribile omicidio di Fabiana Luzzi, la studentessa sedicenne bruciata viva dal suo fidanzato coetaneo nelle campagne di Corigliano Calabro.
All’epoca, l’efferato delitto causò uno shock di tale portata che la Consulta decise d’incontrare la classe di Fabiana e di animare con i suoi compagni di scuola un laboratorio interattivo, rivelatosi un’esperienza formativa straordinaria da cui nacque il testo de "Il veleno e la medicina", sviluppatosi come progetto teatrale sul femminicidio promosso poi nelle Istituzioni scolastiche ed in contesti diversi anche in altre regioni d’Italia ed in città importanti come Roma, Milano, Firenze, Catania, Bari dove ha sempre raccolto consenso unanime.
Allo stesso modo è stato al Valentianum di Vibo Valentia, che ha ospitato con una platea di ragazzi mai così attenti e silenziosi che hanno captato tutti gli input lanciati dando vita a spunti di riflessione profondi nel comprendere che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani nonostante, purtroppo, in molti casi venga ancora sottovalutata e banalizzata anche dalle stesse donne che, per tante ragioni, scelgono di non denunciare il loro carnefice e convivono, spesso insieme ai figli, immedesimandosi nel ruolo di vittima a vita finché anche questa viene loro tolta.
E’ emerso dalla discussione che, però, è vero anche che, secondo una ricerca del 2017 condotta dalla Commissione parlamentare sul femminicidio, almeno il 50 per cento delle denunce di reato viene archiviato e che i centri antiviolenza e le case rifugio sono insufficienti: urge un impegno serio da parte di tutta la società civile ed, in particolare della scuola, intervenendo sin dall’età dell’infanzia, considerando una priorità la ricerca di metodi e strumenti di comunicazione innovativi che riescano a veicolare con incisività ed efficacia il messaggio che si vuole trasmettere.
Un ulteriore valore aggiunto della performance, che é un dialogo intimo e lancinante tra l’attore ed il pubblico, ispirato ad una storia di cronaca reale, è rappresentato dalla condivisione reale e non virtuale di pensieri ed emozioni suscitate dalla situazione: le testimonianze espresse si trasformano in un bagaglio prezioso per se stessi, ma anche per la costruzione di un comune percorso formativo da socializzare. Quindi, ancora una volta emerge l’importanza del metodo: il confronto, incentrato sul forte e introspettivo racconto postumo del presunto carnefice, vuole essere un concreto contributo alla crescita consapevole del rispetto per se stessi e per gli altri nonché uno stimolo finalizzato a definire una strategia responsabile per la prevenzione e il contrasto della violenza maschile contro le donne.
L’obiettivo è, ovviamente, quello della prevenzione, ma anche dell’accendere una speranza in chi ha vissuto direttamente o indirettamente un’esperienza dolorosa perché un secondo livello di riflessione che si propone al pubblico, attraverso il dibattito, è quello di condurre a far riflettere sul fatto che qualsiasi situazione sfavorevole può essere cambiata in una situazione positiva e che, affrontando e superando eventi dolorosi, si cresce inevitabilmente come esseri umani.
Affinché queste “giornate dedicate” a varie tematiche possano assumere un senso reale nella formazione dei giovani, è necessario che noi adulti s’insegni loro a reagire sempre di fronte alle sofferenze di vario tipo che la vita, inevitabilmente, riserva a tutti, facendo leva sul
proprio infinito potenziale e manifestando forza, saggezza e compassione: in un periodo storico in cui tutti questi valori sono sempre più in crisi e s’inneggia alla violenza come giusta reazione a quella ricevuta, il confronto su questi temi diventa ancora più importante per una sana e solida crescita interiore.
