“Nessuna scelta, ma un obbligo di legge”: il SMI difende il trasferimento del 118
La delegata Alessia Piperno replica alle polemiche: “Percorso imposto dalla normativa, i sindacati hanno garantito tutele evitando un assorbimento coatto del personale”

Il passaggio del servizio di emergenza-urgenza 118 ad Azienda Zero non è frutto di una decisione discrezionale, ma l’attuazione di un preciso obbligo normativo. A chiarirlo è la delegata provinciale del Sindacato Medici Italiani (SMI), Alessia Piperno, che interviene nel dibattito sulla riorganizzazione della sanità calabrese.
“La creazione di Azienda Zero e il trasferimento delle funzioni – spiega – sono previsti dalla Legge Regionale n. 32 del 2021 e dai successivi decreti commissariali, tra cui il DCA 62/2026. La gestione del 118 non appartiene più alle singole ASP, ma viene centralizzata”.
Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, il passaggio del personale avrebbe potuto avvenire in maniera automatica e autoritativa attraverso l’applicazione dell’articolo 31 del decreto legislativo 165/2001, che prevede il trasferimento dei lavoratori insieme alla funzione senza necessità di consenso individuale. “I sindacati – sottolinea Piperno – non avrebbero potuto opporsi a questo meccanismo”.
Tuttavia, grazie al confronto tra le parti, è stata adottata una soluzione diversa: quella della mobilità volontaria prevista dall’articolo 30. “Una scelta di lungimiranza – evidenzia – che ha trasformato un obbligo di legge in un percorso condiviso, evitando ricadute negative sui lavoratori e garantendo tutele economiche e giuridiche”.
La Regione Calabria, prosegue la nota, ha puntato sulla centralizzazione del servizio di emergenza-urgenza per renderlo più efficiente e uniforme su tutto il territorio. In questo contesto, il sindacato ha scelto un approccio pragmatico: “Non una battaglia ideologica contro una legge inevitabile, ma la partecipazione ai tavoli per tutelare gli operatori e, di conseguenza, i cittadini”.
Nel comunicato si evidenziano anche le criticità pregresse del sistema 118, in particolare nella provincia di Vibo Valentia. Dopo una fase di crescita, il servizio avrebbe subito un progressivo deterioramento, nonostante le segnalazioni e le proposte avanzate da operatori e rappresentanti sindacali. “L’immobilismo gestionale – sostiene Piperno – ha contribuito a creare le condizioni che hanno reso necessario l’intervento legislativo”.
La delegata SMI respinge inoltre le accuse rivolte al sindacato, chiarendo che la nascita di Azienda Zero è una scelta politica e legislativa: “Chi sostiene che i sindacati avrebbero potuto fermarla non dice la verità. Il nostro compito era evitare che questo passaggio diventasse un nuovo trauma per i lavoratori”.
Da qui la critica a chi ha deciso di non partecipare alle trattative: “Non sedersi ai tavoli non blocca il processo, ma significa rinunciare a costruire le tutele. Se non fossimo stati presenti, oggi parleremmo di un trasferimento coatto”.
Infine, Piperno denuncia il clima di tensione alimentato dalla disinformazione, che ha avuto ripercussioni anche personali: “Ho ricevuto offese e attacchi ingiustificati. Ma continuo a metterci la faccia perché dire la verità è un dovere morale, prima ancora che sindacale”.
Una presa di posizione netta, dunque, che rivendica la scelta del dialogo e della responsabilità in una fase definita “storica” per la sanità calabrese, con l’obiettivo dichiarato di garantire tutele agli operatori e continuità assistenziale ai cittadini.
