"E’ meglio andare in carcere che parlare". Ero quello che ripeteva la mamma di Emanuele Mancuso, ex esponente dell'omonima cosca poi diventato collaboratore di giustizia. Il pentito ha raccontato la propria esperienza in un'intervista concessa a "Strappi”, lo Speciale Tg1 a cura di Alessandro Gaeta. Emanuele vive in una località protetta "con 500-600 euro al mese, senza miliardi, barche, case, auto e moto". A determinare la sua scelta la nascita della propria bambina: "Il 18 giugno 2018, ero detenuto e sette giorni prima che nascesse mia figlia, ho deciso di collaborare con la giustizia. Volevo un maschio per continuare la tradizione ‘ndranghetista, ma poi quando è nata mia figlia ho sentito qualcosa dentro che mi ha convinto a pentirmi". Un passo non condiviso dalla sua compagna Nancy Chimirri, che "non si è mai discostata dal contesto criminale".

E ancora: "Ho vissuto un’infanzia difficile. Nemmeno il tempo di uscire che mio padre già era in carcere, avrò trascorso due o tre festività con la mia famiglia. All’ordine del giorno c’erano liti, sparatorie e perquisizioni. Mia figlia non deve vedere quello che ho visto io. Io stavo sempre alla finestra e piangevo, i carabinieri andavano e venivano da casa mia: era un incubo. E’ dura vivere quando strappi un papà ad un ragazzo di dieci anni, sono cresciuto con determinati valori, ad esempio se mi rubavano la merenda a scuola non dovevo dirlo alle maestre ma alzare le mani, me lo dicevano mia mamma e i miei parenti. Tu cresci per diventare mafioso".

Appena compiuto il passo, la 'Ndrangheta si mosse per convincerlo a ritrattare: "Mi dissero ti diamo due milioni di euro, ti apri un bar in Spagna e fai il nome di questi due avvocati che ti fanno passar per pazzo, di tentativi ne hanno fatti tantissimi". E i familiari per fare pressione su di lui avrebbero usato anche la bambina. Infatti, gli hanno recapitato in carcere "una foto con una maglietta piccola di mia figlia con la scritta baby boss". Per la ‘ndrangheta "è necessario delegittimare me e l’ufficio di Procura, poi rimane solo la vendetta". A complicare i rapporti con la figlia, il ruolo della mamma. L’8 gennaio 2021 Emanuele Mancuso riceve una videochiamata e "mia figlia aveva in mano un grosso coltello da cucina. Non esiste affetto se viene meno il vincolo mafioso, quando nasci sei già ‘ndranghetista. Chi mette le bombe non ha cuore".