Il pentimento di Domenico Giampà è solo l'ultimo della serie. Il duro lavoro della Dda di Catanzaro e della Squadra mobile continua a dare i suoi frutti

di MIMMO FAMULARO

Undici. Quanto una squadra di calcio con la differenza che qui lo sport non c'entra nulla. Si parla di cronaca giudiziaria e di collaboratori di giustizia. Restando nel campo delle metafore, a Lamezia Terme c'è una squadra che fa davvero tremare la città ed il suo hinterland: è quella dei pentiti della cosca Giampà.

Pasquale Giampà

Gole profonde. Ben undici, infatti, sono coloro che recentemente hanno deciso di saltare il "fosso". Gole profonde che stanno collaborando con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro la quale, anche grazie al prezioso lavoro della Squadra Mobile, ha assestato colpi durissimi alla principale  cosca di 'ndrangheta attiva sul territorio. I Giampà sono finiti sempre più spesso al centro di svariate indagini. Le inchieste più famose: "Medusa" prima e "Perseo" poi, hanno contribuito a squarciare il velo di omertà e silenzio che ha alimentato per anni le varie consorterie criminali ed anche le diverse guerre di mafia. Faide, omicidi, agguati che oggi vengono raccontanti dettagliatamente da diversi collaboratori.

Domenico Giampà

"Buccacciello". L'ultimo, in ordine cronologico, è stato Domenico Giampà, detto "Buccacciello", che ha annunciato la sua collaborazione in videoconferenza proprio ieri pomeriggio nel corso del processo "Perseo" in corso di celebrazione dinanzi alla Corte d'Assise d'appello di Catanzaro. Un colpo di scena che ha fatto slittare un processo ormai all'epilogo. Domenico Giampà ha iniziato a parlare da una settimana e, come spesso accade in questi casi, si è autoaccusato di diversi omicidi. Il suo "pentimento" è solo l'ultimo della serie.

Giuseppe Giampà

Collaboratori di giustizia "eccellenti". Il più importante è senza dubbio Giuseppe Giampà, figlio di Francesco detto "il Professore", figura apicale dell'omonimo clan egemone da anni a Lamezia Terme. Dopo di lui è toccato al cugino Pasquale, detto "Millelire", cognato del vibonese Andrea Mantella, "rampollo" ed elemento di spicco del clan Lo Bianco di Vibo Valentia ed anche quest'ultimo passato da qualche settimane tra le file delle "gole profonde". A Lamezia il fenomeno sta assumendo contorni estremamente interessanti. Soprattutto per i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e per gli investigatori della Squadra Mobile e dei carabinieri che stanno raccogliendo il frutto di un duro lavoro iniziato con indagini sviluppate sul campo, sfociate in inchieste storiche e culminate con condanne pesantissime.

Gennaro Pulice

Giovani e pentiti. Dall'altra parte della barricata sono passati, quindi, anche altri elementi di spicco delle diverse consorterie criminali lametine come ad esempio Gennaro Pulice, ritenuto vicino alla cosca Iannazzo-Daponte-Cannizzarro, che con le sue dichiarazioni ha fatto luce su un bel pò di omicidi che hanno insanguinato il Lametino. L'elenco dei pentiti a Lamezia Terme annovera pure Rosario, Saverio e Giuseppe Cappello, ma anche Giuseppe Angotti, Pietropaolo Stranges, Angelo Torcasio, Battista Cosentino, Francesco Vasile, Umberto Egidio Muraca, Luca Piraina, Matteo Vescia, Vincenzo Ventura, Giuseppe Catroppa, Luciano Arzente. Quasi tutti giovani, uomini, ma anche donne come Rosanna Notarianni, Franca Teresa Meliadò, Natalia Gordiichuk. Un fenomeno trasversale che ha toccato tutte le cosche e che segna una storica inversione di tendenza.