Rese note le motivazioni che hanno portato al commissariamento dell'ente per infiltrazioni mafiose. Duri i giudizi sull'amministrazione del sindaco Romano Loielo

di GIUSEPPE BAGLIVO

Ministero dell'Interno

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale di Nardodipace, disposto dal Presidente della Repubblica il 7 dicembre scorso. Tre i commissari che amministreranno il Comune per i prossimi 18 mesi: i viceprefetti Francesca Buccino e Giuseppe De Marco, ed il funzionario economico-finanziario Stefano Tenuta.


Nella relazione del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, posta alla base dello scioglimento degli organi elettivi, e nello stesso decreto presidenziale di scioglimento degli organi elettivi (firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) viene sottolineato che, all'esito di approfonditi accertamenti, sono emerse forme di ingerenza della criminalità organizzata che hanno esposto l'amministrazione guidata dal sindaco Romano Loielo a “pressanti condizionamenti che hanno compromesso il buon andamento e l'imparzialità dell'attività comunale”.

Romano Loielo

E' il secondo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio di Nardodipace e dell'amministrazione comunale dopo quello del dicembre 2011. Anche all'epoca il sindaco era Romano Loielo. La relazione del ministro Alfano e del prefetto di Vibo Valentia, Giovanni Bruno, evidenzia la presenza di “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali di Nardodipace con la criminalità organizzata di tipo mafioso”. Il prefetto nel tratteggiare la figura del sindaco Romano Loielo, lo definisce testualmente come “un pilastro portante dell'impianto criminale, accentratore di tutte le funzioni demandate all'ente, veicolo per coltivare gli interessi della consorteria attraverso la gestione della cosa pubblica, vicino alla 'ndrangheta per il rapporto privilegiato intrattenuto” con Romolo Tassone, già vicesindaco nella trascorsa legislatura e coinvolto insieme al sindaco nell'inchiesta denominata “Uniti per la truffa”, scattata nel febbraio 2015 e che vede indagati pure la moglie di Loielo, Claudia Ienco, il vicesindaco (ormai ex) Alberto Franzè, l'allora consigliere comunale Antonio Franzè, l'allora assessore Maurizio Maiolo e la moglie di quest’ultimo Marinella Iacopetta.

Tribunale Vibo

Il padre di Romolo Tassone, vale a dire Rocco Tassone, è stato condannato per associazione mafiosa nel processo “Crimine” della Dda di Reggio Calabria e riconosciuto quale capo assoluto della 'ndrangheta di Cassari, frazione di Nardodipace. La relazione prefettizia spiega che l'associazione sportiva, di cui Romolo Tassone è presidente, coinvolta nell'inchiesta “Uniti per la truffa”, ha quale sede proprio l'abitazione di Rocco Tassone, cioè del “vertice del locale sodalizio mafioso”.


Lo stesso Romano Loielo, proprio perchè considerato vicino ad ambienti “controindicati” e definito come frequentatore “assiduo di noti esponenti della malavita organizzata”, è stato destinatario “di un decreto prefettizio di divieto di detenzione armi, munizioni ed esplosivi, emesso dalla Prefettura di Vibo il 16 aprile 2015”. Analogo provvedimento è stato adottato pure “nei confronti di altri due amministratori dell'ente nel dicembre 2013 e nell'aprile 2015”. Emblematica viene poi definita dal prefetto “la continuità nella conduzione dell'ente da parte degli amministratori delle ultime due consiliature, se si considera che dei 6 consiglieri e dei 2 assessori assegnati al Comune, ben 7 amministratori erano presenti nell'amministrazione eletta nel 2007, sciolta per infiltrazione e condizionamento mafioso”. I comportamenti mantenuti dall'amministrazione comunale Loielo, secondo il ministro dell'Interno ed il prefetto di Vibo, hanno favorito “gli interessi criminali risultando connotati da una commistione di ruoli politico-gestionali, con particolare riferimento alla figura del sindaco in grado di accentrare a sè la capacità volitiva dell'ente e di orientare il lavoro degli organi tecnici”.


Prefettura Vibo Valentia

Contratti pubblici. In materia di contratti, lavori pubblici e acquisti, gli accertamenti della Commissione d'indagine hanno fatto emergere “affidamenti disposti - perlopiù in via diretta - in spregio alla normativa sugli appalti pubblici e delle specifiche norme regolamentari statutarie comunali”. Emblematica in tal senso la decisione di affidare nell'aprile 2014 e nel gennaio 2015 - secondo Prefettura e Viminale – due interventi “di competenza comunale relativi allo smaltimento ed alla rimozione di materiale legnoso, con procedure connotate da evidenti anomalie e senza chiedere la certificazione prevista dalla legge, ad una ditta raggiunta da interdittiva antimafia, emessa dal prefetto di Vibo Valentia il 12 aprile 2013”.

Giorgia Meloni e Romano Loielo

Le irregolarità con la pianta organica del Comune. In stato di dissesto finanziario, il Comune di Nardodipace ha presentato l'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato. “Orbene – scrive il ministro - come rileva la commissione d'indagine, il sindaco e la giunta hanno disposto la revisione della pianta organica comunale, rideterminata dalla commissione straordinaria che aveva gestito l'ente dopo lo scioglimento per mafia del 19 dicembre 2011, già approvata dalla commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali”. A tal riguardo viene segnalato che gli organi di governo del Comune di Nardodipace hanno “stabilito di non applicare le disposizioni relative alla mobilità del personale in soprannumero, consentendo la conservazione del posto di lavoro dei dipendenti in esubero presso l'amministrazione, ancorchè fuori dotazione organica. E' un dato fattuale – evidenzia il Viminale – che le decisioni dell'ente in materia di personale abbiano favorito soggetti vicini al primo cittadino, in un'ottica clientelare contraria ai principi di imparzialità e di buon governo, idonea a coltivare gli interessi della 'ndrangheta”.


Pulizia del cimitero. Stessa visione “clientelare della gestione della cosa pubblica si riscontra in relazione alla vicenda dell'affidamento diretto, senza ricorrere al mercato elettronico, dei servizi di pulizia nel cimitero ad una ditta – spiega la relazione - che ha poi assunto un vicino congiunto di un consigliere comunale, a sua volta legato da vincoli familiari con un soggetto ritenuto affiliato alla 'ndrangheta”.


Loielo-regionali-

Le elezioni regionali del novembre 2014. L'amministrazione comunale guidata dal sindaco Loielo ha assunto poi “con contratti di collaborazione coordinata e continuata, alcune unità di personale - talora gravate da precedenti di polizia o a cui carico risultano frequentazioni con soggetti controindicati - per accompagnare al seggio, in occasione delle consultazioni elettorali regionali del novembre 2014 in Calabria, gli elettori con difficoltà di spostamento. Ciò nonostante – rimarca il ministro Alfano - le difficoltà finanziarie dell'ente e pur avendo a disposizione del proprio personale, anche in esubero rispetto alle dotazioni organiche, e propri mezzi”.

Loielo e Wanda Ferro

Da sottolineare, che alle scorse elezioni regionali, fra i candidati nella lista Fratelli d'Italia- Alleanza Nazionale (il partito che ha quale leader nazionale Giorgia Meloni) vi era pure Romano Loielo. Candidatura al Consiglio regionale nella compagine che sosteneva alla presidenza della giunta Wanda Ferro. Sia Loielo che Wanda Ferro non sono poi stati eletti.


Altre irregolarità. La giunta guidata da Romano Loielo avrebbe poi deciso, stando alle risultanze della commissione di accesso agli atti, di utilizzare il fondo di riserva dell'amministrazione, “a cui si può legittimamente far ricorso solo per far fronte ad esigenze straordinarie”, al fine di concedere buoni spesa a soggetti in difficoltà socio-economiche, ma di tali benefici hanno fruito “soggetti vicini alla 'ndrangheta o legati per vincoli familiari ad amministratori in carica”. Anche una borsa di studio prevista per gli studenti universitari appartenenti alle fasce socialmente più deboli, attraverso “anomalie ed irregolarità”, al pari dei buoni spesa, sarebbe stata assegnata dall'amministrazione comunale "a un parente di un locale esponente malavitoso”.


municipio nardodipace


Tributi. Il decreto ministeriale con il quale è stata approvata l'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato ha previsto l'applicazione, per un quinquennio, dell'aliquota massima consentita, allo scopo di mantenere la stabilità di gestione. “L'ente – scrive il ministro – non solo ha omesso di controllare le diverse successive fasi dell'entrata, dell'accertamento e della riscossione dei proventi comunali, per contenere l'evasione fiscale ma, circostanza ancor più grave, con delibera di giunta del 17 febbraio 2014, ha stabilito di sospendere i pagamenti non ancora avvenuti dei tributi comunali per gli anni 2012 e 2013, ritenendo gli importi dovuti dal contribuente elevati ed irragionevoli, ancorchè stabiliti dalla stessa giunta”. Con tale decisione, “ di fatto il Comune ha bloccato la riscossione dei tributi locali, rinviando l'esazione – spiega il Viminale - all'accertamento di un importo ragionevole dei tributi comunali che, al termine dell'accesso ispettivo, non era ancora stato deliberato”. Comportamento definito come “inerte”, poi, anche nella riscossione dei “canoni di locazione dei beni comunali, in relazione al quale la commissione ha segnalato il persistere delle logiche clientelari che connotano l'azione amministrativa dell'ente, nonché la circostanza che alcuni soggetti conduttori dei beni sono persone vicine a sodalizi criminali”.


Loielo


Revoca incarichi legali in procedimenti in cui sono coinvolti gli stessi amministratori. Altra vicenda sintomatica di una “gestione amministrativa improntata alla tutela degli interessi propri, complementari all'affermazione e al rafforzamento della criminalità organizzata sul territorio e permeabile alle pressioni esterne, riguarda poi l'annullamento dei diversi incarichi legali affidati a tutela dell'ente dalla commissione straordinaria che aveva guidato l'amministrazione comunale a far data dal 19 dicembre 2011 per vicende in cui sono coinvolti gli stessi amministratori”. Ed il prefetto cita a proposito la costituzione di parte civile in un processo penale che vede attualmente Romano Loielo ed alcuni assessori della precedente giunta sotto processo a Vibo per abuso e falso, nonché la resistenza del Comune contro il ricorso di Loielo e compagni avverso il precedente decreto di scioglimento degli organi elettivi dell'ente per infiltrazioni mafiose (confermato dal capo dello Stato).


Conclusioni. Per la Commissione di accesso agli atti, la Prefettura di Vibo, il Ministero dell'Interno, il Consiglio dei ministri ed il Capo dello Stato, insomma, i comportamenti dell'amministrazione di Romano Loielo hanno portato di fatto “allo svilimento ed alla perdità di credibilità dell'istituzione locale, portando pregiudizio agli interessi della collettività”. Tutto ciò, sottolinea la relazione che ha portato allo scioglimento, soprattutto se si considera “la centralità della figura del sindaco il cui ruolo, assolutamente funzionale al mantenimento di consolidati rapporti con le cosche locali, è finalizzato – come evidenzia il prefetto – ad accentuare una forma di comando discrezionale ed indiscusso che elargisce favori ed assicura, attraverso la presenza di amministratori direttamente o indirettamente collegati alle consorterie locali, l'esercizio di un potere mafioso inteso come forma assoluta di controllo”.