La Corte di Cassazione ha disposto un’importante revisione nel procedimento penale noto come “Clean Money”, annullando con rinvio alcune delle accuse mosse a carico di Procopio Pietro, arrestato nei mesi scorsi. La decisione segue il ricorso presentato dagli avvocati Tony Sgromo e Antonio Lomonaco, che hanno contestato la fondatezza delle imputazioni originarie.

Gli episodi oggetto di annullamento riguardano un presunto caso di usura e un successivo tentativo di estorsione, entrambi aggravati dall’ipotesi di metodo mafioso. Secondo l’accusa, tali fatti sarebbero avvenuti tra il 2005 e il 2011 a Catanzaro, nell’ambito dei rapporti economici intrattenuti con un imprenditore locale.

La Corte ha riconosciuto la validità delle eccezioni difensive, evidenziando carenze nel quadro probatorio e nella qualificazione giuridica dei reati contestati. Di conseguenza, i due episodi dovranno essere nuovamente valutati nel merito dal Tribunale di Catanzaro, che sarà chiamato a riesaminare le accuse alla luce delle osservazioni sollevate dalla difesa.

Restano invece confermate le contestazioni relative all’articolo 416 bis del codice penale, che attribuiscono a Procopio Pietro un ruolo di direzione all’interno del clan Gagliano, storica articolazione territoriale della ’ndrangheta operante nel nord di Catanzaro. Tale accusa non è stata oggetto di annullamento e proseguirà il suo iter giudiziario separatamente.

Il pronunciamento della Suprema Corte rappresenta un esempio della funzione di controllo della legittimità e della correttezza procedurale del sistema giudiziario italiano, bilanciando la tutela degli imputati con l’esigenza di garantire il perseguimento dei reati di stampo mafioso. Gli avvocati difensori hanno accolto con soddisfazione la decisione, sottolineando come il rinvio permetta una valutazione più completa e accurata dei fatti contestati, senza pregiudicare il proseguimento delle indagini sulle responsabilità nel contesto associativo.

Il nuovo processo davanti al Tribunale di Catanzaro sarà quindi determinante per ridefinire il quadro giudiziario relativo ai fatti di usura e tentata estorsione, mentre rimane aperta la questione della leadership mafiosa contestata a Procopio Pietro.