'Ndrangheta, la Dda e chiede di ribaltare le assoluzioni eccellenti (NOMI)
Sotto la lente il "comitato affaristico" e gli interessi della cosca tra politica, appalti e trading clandestino
Non si chiude il capitolo giudiziario dell'inchiesta "Glicine". La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha presentato ricorso in appello contro la sentenza emessa lo scorso maggio, chiamando nuovamente alla sbarra 18 dei 24 imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Al centro dell'indagine, un presunto sistema di potere capace di intrecciare gli interessi della cosca Megna di Papanice con quelli di politici e colletti bianchi, orientando nomine pubbliche e appalti verso "ditte amiche".
Il punto più caldo dell'appello riguarda nove imputati che in primo grado erano stati assolti. Per la DDA, quei proscioglimenti vanno ribaltati in condanna. Si tratta di figure di rilievo pubblico e imprenditoriale:
- Alfonso Dattolo: ex sindaco di Rocca di Neto ed ex consigliere regionale.
- Francesco Masciari: ex direttore amministrativo dell'Asp di Crotone.
- Alessandro Vescio: manager del consorzio Comieco.
- gli imprenditori Saverio Danese, Salvatore Mazzotta, Sandro Oliverio Megna, Antonio Pagliuso, Giuseppe Villirillo e Pietro Talarico.
Richieste di aggravio di pena
Oltre ai ribaltamenti, la Procura ha chiesto pene più severe per otto persone già condannate in primo grado, contestando in alcuni casi ruoli gerarchici più rilevanti all'interno del sodalizio:
- Mario Megna: (16 anni in primo grado).
- Giacomo Pacenza: (12 anni in primo grado).
- Maurizio del Poggetto: (12 anni in primo grado), per il quale si chiede il riconoscimento del ruolo di organizzatore della cosca.
- Roberto Lumare: (8 anni in primo grado).
- Cesare Carvelli: (6 anni e 8 mesi in primo grado).
- Pietro Curcio: (6 anni e 8 mesi in primo grado).
- Salvatore Lumare: (6 anni e 8 mesi in primo grado).
- Santa Pace: (6 anni e 8 mesi in primo grado).
L'unica posizione per cui la Procura non ha presentato appello è quella di Rosa Megna (condannata a 8 anni).
Un "comitato affaristico" tra hacker e politica
L'inchiesta "Glicine" ha svelato la modernità della 'ndrangheta crotonese. Oltre ai reati classici come estorsione, corruzione e turbativa d'asta, è emerso un sistema sofisticato capace di reclutare hacker tedeschi per operazioni di trading online clandestino su larga scala. Un gruppo di potere che, secondo l'accusa, era in grado di infiltrarsi nelle istituzioni per garantire posti chiave a persone gradite al clan, manipolando i procedimenti di scelta dei contraenti nella pubblica amministrazione.
Il prossimo appuntamento nell'aula bunker di Catanzaro è fissato per il 16 aprile, data della prima udienza di appello in cui inizierà il confronto tra le tesi dell'accusa e le strategie difensive.
