Per la prima volta dopo 9 anni gli stipendi nel 2018 sono tornati a salire, e la spinta maggiore arriva dai dipendenti pubblici. E' quanto rileva l'Istat nell'Annuario. Nello specifico, dopo una fase di decelerazione che perdurava da nove anni, le retribuzioni contrattuali orarie nel totale economia sono tornate ad aumentare (+1,5%). Tale variazione è stata determinata per più di due terzi dai miglioramenti economici intervenuti nell'anno. Il contributo maggiore è derivato dagli aumenti retributivi previsti per la quasi totalità dei dipendenti pubblici (+2,6 per cento) dopo il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010. Nel settore privato - rileva Istat - la crescita ha presentato un andamento più regolare (+1,1 per cento) come sintesi di una dinamica più favorevole nei servizi privati (+1,3 per cento) rispetto a quella dell'industria (+0,9 per cento).

Dall'analisi dell'Istat emerge anche che più la città è ricca e maggiori sono le disuguaglianze. "All'aumentare del reddito familiare, si acuiscono anche le disuguaglianze: i comuni centro area metropolitana registrano sia il più alto reddito netto medio familiare sia il più alto rapporto di disuguaglianza. Andamento opposto per i comuni fino a 50 mila abitanti che si caratterizzano per avere il reddito più basso accompagnato dalla disuguaglianza dei redditi più bassa". Relazione opposta a quella che si registra invece su base regionale: "Nel Nord-est, caratterizzato dal reddito netto medio familiare più elevato (41.019 euro a fronte di 36.293 euro dei residenti in Italia), si osserva - viene spiegato - una disuguaglianza dei redditi più bassa rispetto alle altre aree"

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