Dopo quasi mezzo secolo di carcere boss di 'ndrangheta ottiene i domiciliari per motivi di salute (NOME e FOTO)
Il Tribunale di sorveglianza ha disposto la detenzione domiciliare per lo storico esponente della criminalità organizzata calabrese. Era detenuto dal 1977 e stava scontando l'ergastolo
Dopo 49 anni trascorsi ininterrottamente in carcere, Domenico Papalia lascia il penitenziario di Parma per proseguire la detenzione agli arresti domiciliari. A disporre la misura è stato il Tribunale di sorveglianza di Bologna, che ha accolto l'istanza presentata dalla difesa in ragione del grave quadro sanitario dell'81enne, da tempo affetto da una patologia oncologica.
Papalia, originario di Platì, è considerato da decenni una figura di rilievo nella storia della criminalità organizzata calabrese. Arrestato nel 1977, ha trascorso quasi mezzo secolo dietro le sbarre, periodo durante il quale è stato coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari che hanno contribuito a delinearne il profilo investigativo.

Nel corso degli anni ha riportato diverse condanne definitive. Tra queste quella all'ergastolo come mandante dell'omicidio dell'educatore del carcere di Opera Umberto Mormile. Diverso l'esito del procedimento relativo all'omicidio del boss Antonio D'Agostino: dopo una revisione processuale, nel 2017 la Corte d'Appello di Perugia lo ha assolto da quell'accusa.
La decisione dei giudici arriva al termine di ripetute richieste avanzate dai suoi legali, respinte negli anni precedenti. Le condizioni di salute dell'81enne hanno infine portato alla concessione della detenzione domiciliare, che sconterà fuori dal carcere ma, almeno per il momento, lontano dalla Calabria.
Il nome di Papalia è rimasto per anni al centro delle principali indagini sulla 'ndrangheta. Diverse informative investigative e le dichiarazioni di collaboratori di giustizia lo hanno indicato come una figura di riferimento dell'organizzazione, attribuendogli un ruolo di particolare autorevolezza anche durante il lungo periodo di detenzione. Si tratta di valutazioni investigative che hanno accompagnato numerose inchieste, pur nella distinzione tra gli accertamenti giudiziari definitivi e le ricostruzioni degli organi inquirenti.
Negli ultimi anni il suo caso era tornato all'attenzione anche per alcune iniziative pubbliche e richieste avanzate da associazioni impegnate sui temi dei diritti dei detenuti e dell'esecuzione della pena, che avevano sollecitato una diversa valutazione delle sue condizioni di salute. Parallelamente, aveva fatto discutere una lettera inviata nel 2024 agli studenti di una scuola di Platì, nella quale esprimeva considerazioni sul proprio paese d'origine e sull'importanza dello studio per le nuove generazioni.
Con il provvedimento del Tribunale di sorveglianza si chiude una delle più lunghe permanenze ininterrotte in carcere di un detenuto sottoposto alla pena dell'ergastolo, mentre restano immutate le condanne definitive che hanno segnato il percorso giudiziario di Domenico Papalia.
