Avvelena i genitori con un piatto di penne al salmone: il figlio confessa
Ha dell'assurdo, dell'inverosimile e dell'incredulo quanto successo a Bologna. A due anni dall'accaduto e dalle costanti indagini che lo hanno sempre messo nella lista degli indagati per aver ucciso la madre e il suo patrigno, avvelenandoli con un piatto di penne col salmone, il giovane trentenne, Alessandro leon Asoli, non ce l'ha fatta ed è crollato in una pesante confessione accompagnata da un ininterrotto pianto: "Oggi voglio dire la verità, mi dispiace parlare solo ora - ha affermato davanti al giudice - Non l’ho fatto prima perché avevo paura, voglio assumermi le mie responsabilità e chiedere scusa alle persone a cui ho fatto del male. Sono stato io ad aver fatto quello di cui mi accusano. Spero che mia madre possa perdonarmi e di poter avere una seconda possibilità".
Prima del crollo, il giovane aveva sempre negato la cosa e, dopo la confessione, è stato condannato in primo grado a trent’anni per omicidio aggravato. La Procura invece, che aveva chiesto l'ergastolo, aveva impugnato la sentenza nella parte in cui non si riconosceva la sussistenza dell'aggravante dei futili motivi. Alla fine dell'udienza, la Corte di assise di appello di Bologna ha confermato la condanna a 30 anni per il giovane. Il motivo sarebbe stato per soldi, e con Asoli che alla fine spinto dall'ira ha ucciso il patrigno, Loreno Grimandi di 56 anni, e tentato di uccidere la madre, Monica Marchioni, per intascare appunto l'eredità. Lunedì mattina, dopo la confessione, l’imputato è scoppiato a piangere e ha lasciato l’aula in lacrime, chiedendo di essere riportato in cella.
