Disastro ambientale in Calabria: indagati sindaco ed ex primo cittadino (NOMI)
L’inchiesta della Procura accende i riflettori sulla gestione dei depuratori comunali: reflui non trattati sversati nel fiume e nei siti protetti. Contestati anche falso in bilancio
Una gestione deficitaria degli impianti di depurazione che avrebbe causato un grave inquinamento ambientale, trasformando aree di pregio naturalistico in ricettacoli di reflui fognari. È quanto emerge dall’inchiesta condotta dalla Procura di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio, che ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dell’attuale sindaco di Belvedere Spinello, Antonio Amato, del suo predecessore, Rosario Macrì, e di due funzionari comunali.
Le indagini, svolte dai carabinieri del posto, hanno puntato il dito contro le condizioni degli impianti situati in località “Chiusa del Pozzo” e “Chiatrette”. Secondo gli inquirenti, la manutenzione carente avrebbe causato lo sversamento sistematico di liquami non trattati, finiti direttamente nelle acque del fiume Neto e in aree inserite nella Rete Natura 2000, specificamente nella Zona di Protezione Speciale “Foce del Neto”.
Agli indagati vengono contestati reati pesanti: inquinamento ambientale, abbandono di rifiuti speciali pericolosi, omissione di atti d’ufficio e falsità ideologica. La Procura sostiene che i vertici comunali fossero a conoscenza della gravità della situazione, ma abbiano colpevolmente omesso di adottare gli interventi di messa in sicurezza necessari a tutelare la salute pubblica e l’integrità dell’ecosistema.
Il quadro accusatorio si complica ulteriormente sotto il profilo contabile. L’inchiesta ha rivelato come, tra il 2021 e il 2025, nei bilanci comunali sarebbero state inserite previsioni di entrata relative al servizio idrico del tutto prive di fondamento giuridico, basate su somme mai riscosse o effettivamente richieste all'utenza. Questa paralisi amministrativa, oltre a impedire il reperimento delle risorse necessarie per la manutenzione dei depuratori, avrebbe visto l’ente pubblico presentare alla Regione Calabria richieste di finanziamento prive del necessario supporto tecnico, di fatto perdendo l’occasione di sanare le criticità strutturali.
Ciò che emerge è la fotografia di una cronica inerzia amministrativa che ha esposto il territorio a un concreto pericolo. Nonostante le ripetute avvisaglie sulla compromissione dei luoghi, nessuna ordinanza urgente o azione di risanamento è stata intrapresa per arginare il danno. Ora gli indagati avranno modo di fornire la propria versione dei fatti nelle fasi successive del procedimento, mentre la comunità locale si interroga sull’impatto a lungo termine che questo disastro avrà sul patrimonio ambientale del bacino del Neto.
