Strage di Ariola, nuova udienza: in aula ricostruito lo scontro tra clan (NOMI e DETTAGLI)
Prosegue davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro il processo per la strage di Ariola, l’eccidio avvenuto il 25 ottobre 2003 nella frazione di Gerocarne, in cui furono uccisi Francesco e Giovanni Gallace e Stefano Barilaro, mentre un quarto uomo rimase ferito. Il procedimento, scaturito dall’operazione “Habanero” della Dda di Catanzaro, mira a far luce su uno degli episodi più sanguinosi della lunga guerra di mafia che, per anni, ha insanguinato le Preserre vibonesi.
Alla sbarra Angelo Maiolo, Francesco Maiolo (classe 1979) e Francesco Maiolo (classe 1983), tutti di Acquaro, accusati di omicidio plurimo aggravato dal metodo mafioso. Parti civili nel processo si sono costituiti i familiari delle vittime, il Ministero dell’Interno e diversi Comuni della zona.
Nell’ultima udienza ha testimoniato il maggiore Alessandro Bui, già comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Vibo Valentia, che ha illustrato alla Corte gli esiti delle indagini e le dinamiche dei rapporti tra i clan Maiolo, Loielo e Gallace. Secondo la ricostruzione investigativa, la strage del 2003 sarebbe maturata all’interno di un feroce scontro per il controllo del “locale” di ‘ndrangheta di Ariola, conteso da anni tra i Loielo e i Maiolo, e poi esteso ai Gallace.
Il maggiore Bui ha spiegato come l’agguato di Ariola si inserisca in una catena di vendette incrociate: il clan Maiolo, in particolare, avrebbe agito per vendicare la scomparsa (le cosiddette “lupare bianche”) dei capi famiglia Rocco e Antonio Maiolo, uccisi negli anni ’90 proprio nel contesto del conflitto con i Gallace e i Loielo.
In aula sono stati inoltre illustrati riscontri balistici, intercettazioni e testimonianze di numerosi collaboratori di giustizia, tra cui Francesco Loielo, Enzo Taverniti e Raffaele Moscato, che hanno contribuito a ricostruire gli equilibri criminali della zona e a delineare il movente mafioso dell’eccidio.
La strage di Ariola, avvenuta in località Ponte dei Cavalli, vide esplodere quattordici colpi di fucile calibro 12 contro un fuoristrada Mitsubishi Pajero, lasciando sul posto tre morti. Le indagini, coordinate dalla Dda di Catanzaro, hanno permesso di ricondurre l’azione a un commando armato di almeno tre persone.
La prossima udienza è fissata per il 20 gennaio, data in cui è previsto il controesame del maggiore Bui da parte dei difensori degli imputati. I fratelli Maiolo restano detenuti in regime di 41 bis, mentre la Corte prosegue l’esame di uno dei capitoli più oscuri della faida tra Maiolo, Loielo e Gallace per il dominio sulle Preserre vibonesi.
