'Ndrangheta a Vibo, in arrivo altre sorprese. Gratteri: "Continuate a denunciare e ad avere fiducia in noi" (VIDEO)
E' una delle prime grandi maxi operazioni antimafia che interessano il Vibonese in un 2019 che Gratteri preannuncia di "grandi sorprese". Lontano dai microfoni e a taccuini ancora aperti invita tutti ad avere fiducia nell'operato della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e nelle forze dell'ordine arrivate sul territorio e che giornalmente combattono in prima linea la 'ndrangheta. L'inchiesta che disarticola il clan dei "Piscopisani" non è che la prima di una lunga serie. "E' l'ulteriore tassello - spiega Gratteri - di un patto con i vertici delle forze dell'ordine che hanno mandato in Calabria i migliori investigatori e per questo stiamo facendo indagini di primissimo piano. Questa - ad esempio - è un'indagine di Serie A perché colpisce i Piscopisani che si erano messi in testa di soppiantare i Mancuso, una delle famiglie di 'ndrangheta più importanti del mondo".
Gratteri parla al terzo piano della Questura di Vibo Valentia con al suo fianco quei poliziotti di primissimo livello inviati a Vibo proprio per bonificare un territorio martoriato dalla 'ndrangheta e non solo. Dal questore Andrea Grassi che fa gli onori di casa fino al giovane capo della Squadra Mobile di Vibo Giorgio Grasso che insieme al capo della Squadra Mobile di Catanzaro Marco Chiacchiera ha portato avanti l'indagine avviata nel 2012, in piena guerra di 'ndrangheta. Perché i Piscopisani sono solo "apparentemente" un cosca minore. In realtà - secondo gli inquirenti - rappresentano uno dei clan più sanguinari della provincia di Vibo. Violento, agguerrito e pronto a tutto pur di prendersi il territorio e soppiantare i Mancuso di Limbadi, storicamente egemoni e in regime di monopolio. Non un'inchiesta qualsiasi come dimostra la presenza a Vibo del direttore centrale anticrimine Francesco Messina e del direttore del Servizio centrale operativo Alessandro Giuliano, il figlio di Boris, il capo della Mobile di Palermo assassinato dai "corleonesi" a Palermo nel 1979. Proprio Giuliano ha rimarcato la pericolosità dei Piscopisani, determinati a prendersi il territorio mettendo sotto pressione qualsiasi attività imprenditoriale, specie quelle storicamente "protette" dai Mancuso. "Il clan dei Piscopisani ha operato estorsioni a qualunque attività imprenditoriale sotto la sua giurisdizione mafiosa, riuscendo a penetrare nel tessuto economico del territorio. L'intestazione fittizia di beni e' il paradigma della capacita' che hanno avuto di entrare nell'economia legale, al pari delle grandi cosche di 'ndrangheta. Connotato essenziale di tale clan e' la violenza, ma siamo riusciti a sgominare il clan grazie ad una visione di insieme dell'attività di indagine e grazie anche alla collaborazione di alcune vittime di estorsione". Non avevano paura di nessuno e non hanno esitato ad andare in "guerra" con gli stessi Mancuso nella faida "eterodiretta" da Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, con i Patania di Stefanaconi in prima linea. Determinati a conquistare il territorio e anche sfrontati nel ribadire la loro autonomia operativa. Da tutti e da tutto. Intimidazioni in serie, danneggiamenti per chi non si metteva in regola e persino rapine per finanziare il loro business prediletto, il traffico di cocaina. Per questo avevano una base operativa a Bologna dove in passato sono state anche sequestrate armi da guerra. Si muovevano con disinvoltura e rifornivano di droga persino Cosa Nostra. Tra le piazze di spaccio c'era infatti anche Palermo. "L'inchiesta offre - ha detto Francesco Messina, direttore centrale dell'Anticrimine - uno spaccato chiaro dell'agire della 'Ndrangheta, con la cosca dei Piscopisani che ha dimostrato grande capacita' nel muoversi non soltanto nel suo territorio, ma anche fuori. Sono emersi comportamenti mafiosi, in alcuni casi estremamente violenti, tendenti ad estromettere dagli affari illeciti il clan da sempre egemone, quello dei Mancuso. E' stato un lavoro in cui la Polizia ha mostrato grande competenza e conoscenza del fenomeno, mirabilmente diretta dalla Procura. Ormai - ha aggiunto - sono tutti ben consci del fatto che la Calabria rappresenta una priorità non solo nazionale, ma anche mondiale".
La Polizia ha pazientemente seguito i loro "affari", ricostruito omicidi, intimidazioni, danneggiamenti. Ha riscontrato le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Andrea Mantella e Raffaele Moscato su tutti. Preziose e non secondarie le collaborazioni degli imprenditori che non hanno voluto cedere alle pressioni dei Piscopisani e hanno deciso di denunciare tutto alla Polizia. Così gli inquirenti hanno ricostruito 26 estorsioni, 9 danneggiamenti, 32 episodi di spaccio. "La gente continui a denunciare e ad avere fiducia in noi" concluse Nicola Gratteri. Il 2019 è appena iniziato e la procura antimafia di Catanzaro è pronto ad assestare altri colpi alla 'ndrangheta vibonese.
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