La via è segnata: si va verso banche più grandi, più attrezzate per fare anche altri mestieri (assicuratori, asset manager, venditori di prodotti finanziari). E su questa strada ci si incammina tutti, piccole e grandi banche. La recente fusione delle Banche di Credito Cooperativo del territorio con la realizzazione della BCC della Calabria Ulteriore è la prova provata, con l’obiettivo di ridurre i costi attraverso una razionalizzazione degli istituti post fusione. Il risultato è la chiusura di sportelli nei territori più piccoli, come sta avvenendo adesso a Dasà, come è già avvenuto qualche tempo fa ad Arena. Questo perché la nuova missione non è quella di ricreare “banche del territorio”, con ricadute disastrose per i clienti-risparmiatori.

Ma… siamo sicuri che un sistema bancario del genere sia adatto al tessuto economico dei nostri territori? L’economia dell’entroterra vibonese, ad esempio, è ancora legata ad una sana cultura contadina costituito, annovera per la gran parte, se non addirittura in via esclusiva, attività imprenditoriali piccole e piccolissime.
Agire pensando esclusivamente alla prossima ondata di sofferenze che arriveranno via via che la crisi post-covid dispiegherà i suoi effetti, senza tenere conto dei luoghi di riferimento, con le loro abitudini e la loro cultura del risparmio, porterà alla desertificazione socio-economica di queste aree: un errore, un danno.
La testimonianza da noi raccolta ne è la prova.