Pressioni criminalità su istituti di vigilanza nel Vibonese, quattro condanne. C'è un poliziotto
Le pressioni della criminalità organizzata sugli istituti di vigilanza vibonesi. Un processo sul quale nel pomeriggio di oggi il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha messo un primo punto fermo emettendo quattro condanne per un totale di venticinque anni di carcere.
Il verdetto. Accolte quasi in toto le richieste formulate dal pm della Direzione distrettuale antimafia Annamaria Frustaci che al termine della requisitoria dello scorso mese di settembre aveva invocato per i quattro imputati condanne per oltre 30 anni di reclusione. Il Tribunale collegiale (presidente Giulio De Gregorio e a latere Marina Russo e Adriano Cantilena) non si è discostato di molto condannando a 8 anni Michele Purita di Cessaniti e Carmelo Barba di Vibo Valentia; 6 anni e 12 mila euro di multa per Paolo Potenzoni di San Costantino Calabro e 3 anni e 10 mesi per Stefano Mercatante, poliziotto in servizio alla Questura di Vibo per il quale il pm antimafia aveva chiesto 6 anni. Quest'ultimo è stato dichiarato interdetto dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. Interdizione perpetua invece gli altri tre imputati sono stati condannati anche a risarcire i danni al testimone di giustizia Pietro Di Costa, costituitosi parte civile nel processo e teste chiave dell'accusa.
Le accuse. Purita e Barba rispondevano di concorrenza illecita, minacce e tentata estorsione ai danni dell'imprenditore, titolare dell'istituto di vigilanza a Tropea, Pietro Di Costa. Il poliziotto sarebbe stato pagato da loro due per omettere i controlli sul suo istituto di vigilanza e per questo motivo rispondeva di corruzione.
