Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, la Direzione Investigativa Antimafia nella mattinata di oggi ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma nei confronti di 18 persone (16 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa, finalizzata a commettere una serie indeterminata di delitti di estorsione, usura, armi, fittizia intestazione di beni, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego in attività economiche di proventi illeciti, aggravati dalla finalità di aver agevolazione dei clan di camorra Mazzarella – D’Amico: delle cosche della ‘ndrangheta Mancuso e Mazzaferro e del clan Senese.

A finire in manette anche i figli dell'ex storico componente della Banda della Magliana Enrico Nicoletti e del boss Michele Senese, Antonio Nicoletti e Vincenzo Senese. Sedici in tutto, dunque, le persone finite in carcere, mentre per due di loro sono stati decisi i domiciliari.


Accusati di essere al vertice della prima associazione, sulla quale si è focalizzata fin dall'inizio l'attività investigativa, sono Antonio Nicoletti, figlio di Enrico Nicoletti, e Pasquale Lombardi, insieme a soggetti come Salvatore D'Amico e il figlio Umberto, e Umberto Luongo.


Dalle risultanze emergono gravi indizi della creazione, avvalendosi della partecipazione di numerosi soggetti appartenenti agli ambienti della criminalità autoctona romana e di matrice camorristica, di una complessa rete di società “cartiere” intestate a prestanome attraverso le quali riciclare ingentissime somme di denaro proveniente dai clan campani. In tale contesto emergeva, sempre in termini di gravità indiziaria, la figura del produttore cinematografico Daniele Muscariello nella veste di fiduciario degli stessi clan e del manager musicale Angelo Calculli.

Altresì, il Gip ha disposto il sequestro preventivo ai fini della confisca ex. art. 321 co. 1 c.p.p. di società attive nel settore cinematografico e il sequestro per equivalente ex art. 321 co. 2 c.p.p. e 648 quater c.p., fino alla concorrenza di oltre 130 milioni di euro, da eseguirsi nei confronti di 57 indagati, tra cui risultano anche quattro vibonesi.

Tra le persone indagate anche Domitilla Strina, la figlia di Anna Betz nota come Lady Petrolio e già coinvolta in altre indagini. Il dialogo , scrive il giudice, «sintetizza in maniera esaustiva l'essenza del sistema capitolino». Un «sistema amalgamatosi nel tempo» degli interessi delle «associazioni di tipo mafioso che si muovono nell'area metropolitana capitolina. Roma - aggiunge il gip - storicamente rappresenta il punto di contatto tra imprenditori a, politica e mafie». In tal senso significativa è una ulteriore intercettazione in cui uno degli indagati non usa mezzi termini. «Faccio quello che mi pare - afferma senza sapere di essere ascoltato dagli inquirenti -. A Roma faccio proprio la carne di porco, faccio proprio lo schifo».

Coinvolti nell’inchiesta anche Giorgio Bresciani, ex calciatore con un passato anche nel Bologna e nel Napoli in Serie A, indagato per riciclaggio, e i vibonesi Francesco Addesi, Andrea Betrò, Antonio Brigandì e Giuseppe Grillo.

Francesco Addesi, 33 anni, di Soriano Calabro, Andrea Betrò, 41 anni, di Tropea, Antonio Cristofer Brigandì, 31 anni, di Vibo Valentia e Giuseppe Mario Grillo, 58 anni, di Mileto.