Dopo un primo atto con cui si diffidava l'Asp di Catanzaro a tutelare tutti quei presidi ospedalieri dove a essere carenti sono non solo mascherine e guanti ma anche, banalmente, fazzoletti e carta igienica, il Codacons - associazione per la tutela dei diritti di utenti e consumatori - ha scritto nuovamente all'Asp e al direttore del distretto sociosanitario. Denunciando questa volta anche la mancanza di tamponi per medici e infermieri in prima linea durante l'emergenza sanitaria.

Mancanza di presidi minimi di protezione. "Nel richiamare le precedenti istanze - si legge nell'istanza di accesso - significhiamo che ancora questa mattina continuiamo a ricevere segnalazioni sulla mancanza dei minimi presidi di sicurezza non solo per il personale del Servizio 118, Guardie Mediche, per i Medici di Medicina Generale ed anche nei Poliambulatori e negli istituti penitenziari di pertinenza di codesta ASP. In particolare assai grave viene descritta la situazione nei Poliambulatori di Catanzaro, Borgia, Botricello, Chiaravalle, Lamezia Terme, Nocera Terinese, Sersale, Soverato, Soveria Mannelli, Taverna e Tiriolo dove, non solo mancano mascherine, guanti e gli altri altri Dispositivi di Protezione  Individuale, obbligatori quando il lavoro impone distanze inferiori ad un metro, ma perfino soluzioni igienizzanti per bonificare i piani di lavoro".

Se si ammala il personale sanitario impossibile curare i malati. Situazione definita "intollerabile" dall'associazione e che "rischia di negare il diritto alla salute e di affollare le strutture centrali". "Senza dimenticare - continua l'istanza - che laddove il personale sanitario dovesse ammalarsi, sarebbe impossibile offrire un servizio fondamentale alla popolazione. Spiace dover sottolineare che, a tutt’oggi, quanto più volte richiesto, nell’interesse del personale ma soprattutto dell’utenza, non sia stato fornito, e tanto comporta una gravissima responsabilità. Nel sollecitare l’ASP a provvedere in tal senso evidenziamo come in queste ore si stiano eseguendo screening sui dipendenti, come ci viene rappresentato, del Poliambulatorio di Catanzaro Lido".

Il ministero ha imposto il tampone ai sanitari. "Ebbene, secondo le disposizioni fornite dalla direzione generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, 'l’esecuzione dei test va assicurata agli operatori sanitari e assimilati a maggior rischio, sulla base di una definizione operata dalle aziende sanitarie, tenute ad effettuarla quali datori di lavoro'. Il Ministero ha chiarito, infatti, come le ASP debbano dare priorità agli operatori sanitari esposti a maggior rischio (compreso il personale dei servizi di soccorso ed emergenza, il personale ausiliario e i tecnici verificatori), per tutelare gli stessi operatori sanitari e ridurre il rischio di trasmissione. Cosa che non sarebbe avvenuta, ad esempio, nel Poliambulatorio di Catanzaro Lido".

Nessun operatore di Catanzaro sottoposto al test. Alla luce di queste criticità che hanno comportato, nella giornata di ieri, l’intervento delle Forze dell’Ordine, il Codacons chiede che "il Direttore del Distretto SocioSanitario di Catanzaro voglia fornire spiegazioni circa i criteri adottati per l’effettuazione dei test. Atteso che nessuno dei medici e degli infermieri a contatto con l’utenza (e quindi, maggiormente esposti) è stato sottoposto a 'tampone'. Nel contempo, si chiede di conoscere, prendere visione e, eventualmente, estrarre copia, della documentazione afferente le determinazioni assunte dalla ASP di Catanzaro, nel rispetto della citata Circolare Ministeriale, circa l’esecuzione dei test, quale datore di lavoro, a tutti i proprio dipendenti nonché le disposizioni impartite dal Direttore del Distretto SocioSanitario di Catanzaro".

Pronti a chiedere l'intervento della magistratura. "Si rammenta infine il dovere di garantire a tutto il personale operante presso il servizio 118, presso i citati poliambulatori nonché nei presidi presso gli istituti penitenziari ai MMG, dei dispositivi di protezione individuale in mancanza dei quali il personale non può e non deve assolutamente svolgere le attività comandate. "Si avverte - conclude l'istanza - che in mancanza di riscontro entro 30 giorni dalla ricezione della presente, nonché in caso di illegittimo diniego, si provvederà a richiedere l’opportuna tutela per i diritti e gli interessi dell’Associazione istante. Si confida di non essere costretti a tanto".