‘Ndrangheta nel Vibonese, soggetti vicini ai clan tra i dirigenti di una squadra
Concessioni gratuite all’Ags Soriano senza convenzioni e procedure pubbliche: nella relazione anche riferimenti a frequentazioni considerate di interesse antimafia

C’è anche la gestione dei rapporti tra il Comune di Soriano Calabro e la squadra di calcio cittadina tra gli elementi finiti sotto la lente della commissione d’accesso che ha portato allo scioglimento dell’ente per infiltrazioni mafiose. Nella relazione del Ministero dell’Interno trova infatti spazio un intero capitolo dedicato all’Ags Soriano e alle concessioni di beni pubblici in favore dell’associazione sportiva, ritenute dagli ispettori sintomatiche di gravi anomalie amministrative.
Secondo quanto riportato nel dossier prefettizio, il Comune avrebbe concesso gratuitamente alla società calcistica due immobili comunali senza attivare alcuna procedura comparativa o forma di evidenza pubblica. In particolare, l’Ags Soriano avrebbe avuto la disponibilità materiale di un impianto sportivo comunale pur in assenza di una convenzione che disciplinasse formalmente l’utilizzo della struttura. Non solo: i costi di esercizio dell’impianto sarebbero rimasti integralmente a carico dell’ente.
Alla società sportiva sarebbe stata inoltre concessa gratuitamente anche la disponibilità di un immobile pubblico destinato a sede sociale. Una scelta che, secondo la relazione ministeriale, avrebbe determinato un trattamento privilegiato, impedendo ad altre associazioni o enti senza scopo di lucro eventualmente interessati di partecipare a una selezione trasparente.
Nel documento si evidenzia “la mancanza di qualsiasi procedura di evidenza pubblica per la scelta del beneficiario”, sottolineando inoltre che “l’associazione non sembrerebbe qualificabile come ente del terzo settore”, nonostante tale motivazione fosse stata richiamata negli atti amministrativi posti alla base delle concessioni.
Gli ispettori si soffermano anche sulla composizione societaria dell’Ags Soriano. Secondo quanto emerge dalla relazione, tra i soggetti coinvolti figurerebbero “persone gravate da precedenti di polizia e legate da rapporti parentali o frequentazioni con ambienti ritenuti di interesse investigativo ai fini antimafia”. Circostanze che, secondo il Viminale, avrebbero imposto un livello di attenzione amministrativa maggiore rispetto a quello effettivamente riscontrato.
Il caso della squadra di calcio si inserisce in un quadro più ampio che ha portato, nell’aprile scorso, allo scioglimento per mafia del Comune di Soriano Calabro per la terza volta nella sua storia. La relazione ministeriale parla apertamente di una “grave compromissione” dell’ente locale, di perdita di credibilità delle istituzioni e di un’amministrazione ritenuta permeabile alle pressioni della criminalità organizzata.
Tra gli altri aspetti contestati figurano presunte irregolarità negli affidamenti pubblici, criticità nella gestione dei beni confiscati, anomalie nei concorsi comunali e rapporti tra amministratori ed esponenti ritenuti vicini al clan Emanuele-Idà, indicato dagli investigatori come una delle organizzazioni mafiose storicamente più influenti del territorio vibonese.
Nella relazione si richiamano inoltre episodi legati alla campagna elettorale del 2024, con riferimenti a presenze ritenute sospette ai seggi e tentativi di condizionamento del voto, oltre a frequentazioni tra amministratori locali e soggetti controindicati sotto il profilo antimafia. Un contesto che, secondo il Ministero dell’Interno, avrebbe contribuito a compromettere il regolare funzionamento dell’ente e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali.
