La Corte d'Appello di Catanzaro
La Corte d'Appello di Catanzaro

Non solo il dispositivo, ma le ragioni che lo sorreggono. Sono state depositate le 355 pagine delle motivazioni della sentenza di secondo grado del filone omicidi del processo “Rinascita-Scott”, emessa il 17 ottobre scorso dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, presieduta da Piero Santese con giudice a latere Elvezia Cordasco. Un provvedimento che, pur confermando alcuni pilastri dell’impianto accusatorio, ridisegna in parte il quadro delle responsabilità.

Confermata la condanna all’ergastolo per Domenico Bonavota, ritenuto figura apicale dell’omonimo clan di Sant’Onofrio e già giudicato colpevole del duplice omicidio di Alfredo Cracolici e Giovanni Furlano, avvenuto tra l’8 e il 9 febbraio 2002 a Vallelonga.

Rideterminata invece la posizione di Saverio Razionale e Giuseppe Antonio Accorinti, imputati per il duplice omicidio di Roberto Soriano e Antonio Del Giudice del 6 agosto 1996. Per entrambi è stata esclusa l’aggravante della premeditazione, con la conseguente riduzione della pena dall’ergastolo a 30 anni di reclusione.

Assoluzione piena, “per non aver commesso il fatto”, per Antonio Ierullo, accusato di concorso nello stesso duplice omicidio. La Corte ha ritenuto non sufficienti gli elementi a suo carico, accogliendo la linea difensiva.

Riformato anche il capitolo relativo al sequestro di Rocco Ursino, avvenuto tra Lombardia e Calabria per il recupero di un presunto credito di circa 6.000 euro. In questo caso i giudici hanno escluso l’aggravante mafiosa, riducendo le pene: Antonio Vacatello è stato condannato a 17 anni e 7 mesi, mentre Maurizio Pantaleo Garisto e Valerio Navarra a 11 anni e 1 mese ciascuno.

Confermata, infine, la condanna a 14 anni per il collaboratore di giustizia Andrea Mantella, ritenuto responsabile della cosiddetta “lupara bianca” di Filippo Gancitano.

Ampio spazio è dedicato al duplice omicidio Soriano-Del Giudice. La Corte ha ritenuto attendibili le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Angiolino Servello e Andrea Mantella, attribuendo loro un peso probatorio maggiore perché fondato su conoscenze dirette riferite dagli stessi imputati. Valutate come utilizzabili anche le dichiarazioni di Bartolomeo Arena e Raffaele Moscato, quest’ultimo limitatamente alla posizione di Accorinti.

Le dichiarazioni di Emanuele Mancuso trovano inoltre riscontro in un’intercettazione a carico di Salvatore Ascone, ritenuta significativa dai giudici. Secondo la Corte, la convergenza di tali elementi consente di affermare la responsabilità penale di Accorinti e Razionale, pur senza chiarire chi sia stato l’autore materiale degli omicidi, ma evidenziando il concorso di entrambi nella loro organizzazione.

Determinante, infine, l’esclusione della premeditazione. I giudici evidenziano l’assenza di una prova chiara circa l’intervallo di tempo tra l’ideazione e l’esecuzione del delitto, sottolineando che un generico movente di vendetta non è sufficiente a integrare l’aggravante. Un elemento che ha inciso in maniera decisiva sulla rideterminazione delle pene.