I collaboratori di giustizia Angelo Torcasio ed Umberto Egidio Muraca raccontano il danneggiamento perpetrato ai danni del sottufficiale Vincenzo Bevacqua

Il danneggiamento dell'autovettura di proprietà di un brigadiere dei carabinieri in servizio a Lamezia Terme Vincenzo Bevacqua (nella foto) al centro del processo che vede imputati Claudio Paola, ritenuto gravitare nell'orbita del clan Giampà, e Giuseppe Cappello. Davanti al Tribunale monocratico di Lamezia Terme si è discusso della responsabilità dei due imputati in ordine all'incendio dell'auto del sottufficiale, costituitosi parte civile con il proprio difensore, l'avvocato Ramona Galtieri.  Nel corso dell'istruttoria sono stati sentiti  anche i collaboratori di giustizia Angelo Torcasio e Umberto Egidio Muraca.

Le dichiarazioni di Torcasio. Il primo ha sostenuto davanti al giudice che Bevacqua  era uno che su Lamezia dava tanto fastidio agli affiliati. "A me mi tartassava" . Torcasio avrebbe appreso da Vincenzo Bonaddio i responsabili dell'incendio di quest'autovettura erano Giuseppe Cappello e Trachino Paola "in quanto siccome loro frequentavano una discoteca, Australian Pub,  Bevacqua era di servizio e quando li vedeva gli chiedeva sempre i documenti, li fermava e a loro sta cosa dava fastidio". Ma chi effettuò materialmente l'incendio? “Mi sembra - risponde il pentito - che era Claudio e Giuseppe, mi sembra ma vagamente non mi ricordo adesso. Claudio chi? Di soprannome Trachino lo chiamavano, mi sembra che di cognome Paola. Cappello disse che lo aveva fatto perché Bevacqua gli stava sempre dietro e gli stava rompendo”. Torcasio ha riferito di conoscere il carabiniere dal 2001, da quando hanno ucciso suo fratello. "Lo vedevo - spiega - che tartassava a tutti. Conosceva Antonio Villella, amico di mio fratello, e li tartassava e li fermava. Era un carabiniere scomodo per la criminalità perché faceva il suo lavoro buono, va”.

Le dichiarazioni di Muraca. Sull'argomento è stato sentito anche l'altro pentito Umberto Egidio Muraca che ha dichiarato: “A titolo informativo posso dire che quello che ho saputo è: che l’incendio del maresciallo Bevacqua era stato fatto da Cappello Saverio e mi diceva da Paola Claudio anche. In particolare Paola Claudio nell’occasione in cui mi raccontava del danneggiamento effettuato alla macchina del carabiniere Bevacqua, auto accusandosi del danneggiamento medesimo commesso tra l’altro in compagnia di Saverio Cappello. So che non si comportava tanto bene, dava fastidio a componenti della cosca Giampà e per questo gli è stata incendiata la macchina".