Il Coronavirus non attenua le polemiche dentro e fuori la giunta regionale guidata dalla governatrice Jole Santelli. Nonostante l'emergenza in atto, nella maggioranza già da qualche giorno volano gli stracci. Due i casi che hanno tenuto e continuano a tenere banco. Il primo, scoppiato dopo la nomina di Francesco Talarico in quota Udc, ex presidente del Consiglio regionale, al quale è stata conferita la delega al Bilancio.

La rivolta. La base del partito si è praticamente ribellata alla decisione dei vertici nazionali centristi di optare per il segretario calabrese del partito. Addirittura, lo scontro all'arma bianca è costata al coordinatore dei giovani Marco Martino l'estromissione dal partito. Critico anche Ottavio Bruni che, tuttavia, tenta di mantenere una finestra di dialogo con il segretario nazionale: "Stretto dalla governatrice che voleva un nominativo a tutti i costi, non avrebbe potuto fare altro, ma le scelte vanno condivise dentro il partito - ha tuonato l'ex capogruppo dell'Udc in Consiglio regionale - e il Coronavirus ce lo ha impedito". Martino non si è fermato, tuttavia, ed uno ad uno i circoli del vibonese stanno lasciando l'Unione di centro.

L'affondo della Lega. Neanche il tempo di spegnere un focolaio che dentro la giunta regionale se ne è aperto un altro. Ad infierire questa volta direttamente nei confronti della governatrice è stata la Lega, lesta a criticare il provvedimento con cui Jole Santelli ha chiuso la Calabria. "Modifichi l'ordinanza - ha tuonato il Carroccio  -i calabresi si sentono lasciati soli. Non è possibile abbandonare e non supportare le migliaia di studenti e lavoratori precari o con partita Iva che per via della situazione farebbero fatica a sopravvivere così a lungo in Regioni dove sono emigrati per esigenza o per studio e non per volontà".

Insomma, nonostante il Coronavirus tenga a bada i partiti, non si può dire che l'amministrazione regionale abbia iniziato a lavorare sotto i migliori auspici. E la Lega, come già appare chiaro, farà valere il peso dei suoi consenso imbracciando un braccio di ferro con la governatrice e gli altri gruppi consiliari. (t.f.)