Pur senza criminalizzare le obbedienze, la commissione parlamentare, guidata da Rosy Bindi, si chiede se le associazioni massoniche siano “dotate di anticorpi"

di PAOLO DEL GIUDICE

E' stata presentata stamane la relazione sulle infiltrazioni mafiose nella massoneria in Sicilia e Calabria, elaborata dalla Commissione antimafia presieduta dall'On. Rosy Bindi.

Dichiarare l'appartenenza. Nell'occasione, la presidente ha dichiarato: "Non credo che uno Stato democratico debba vietare l’iscrizione a un’associazione. Credo che uno lo debba dichiarare: che siano gli scout, l’associazione cattolica, un partito politico, un sindacato o un’obbedienza massonica. Io lo devo sapere se un alto funzionario che amministra la cosa pubblica in nome e per conto di tutta la comunità ha una militanza in un’associazione massonica. Ecco perché la segretezza è l’elemento principale".

logge calabria

I numeri. Le organizzazioni massoniche, cui risultano associati almeno 17mila iscritti, annoverano al proprio interno una cospicua percentuale di professionisti: medici, avvocati, ingegneri, commercialisti, e sino a pochi anni addietro anche magistrati e politici, oltre alla presenza di appartenenti alle forze dell'ordine. Ma risulta difficile avere i nomi. "Persino a una commissione come l’Antimafia si pone l’impossibilità di fare i nomi degli iscritti: è un paradosso il fatto che possa essere noto il nome di un condannato per 416 bis ma non possa esserlo se è stato iscritto ad una loggia. È questo un abuso di segretezza, non un diritto di privacy. C’è un atteggiamento di sfida della Commissione, vogliamo far riflette il parlamento sulla gravità della situazione: la segretezza consente il rapporto tra le due organizzazioni".  La presidente Bindi lamenta che neppure con il provvedimento di sequestro è stato possibile "venire in possesso degli elenchi effettivi degli iscritti"; infatti, gli elenchi effettivi "presso le sedi ufficiali forse neanche ci sono" e comunque "non consentono di conoscere un’alta percentuale di iscritti, occulti grazie a generalità incomplete, inconsistenti o generiche". Appare un paradosso per la Bindi che "possa essere noto il nome di un condannato per 416 bis ma non possa esserlo se è stato iscritto ad una loggia".

Interessi delle organizzazioni mafiose. Per la Commissione, "l'esistenza di forme di infiltrazione delle organizzazioni criminali mafiose nelle associazioni a carattere massonico - si legge - è suggerita da una pluralità di risultanze dell'attività istruttoria della Commissione, derivante dalle audizioni svolte, dalle missioni effettuate e dalle acquisizioni documentali". C’è un "interesse delle associazioni mafiose verso la massoneria fino a lasciare ritenere a taluno che le due entità siano divenute una cosa sola", scrive sempre l’Antimafia. Senza criminalizzare le obbedienze, la commissione parlamentare si chiede se le associazioni massoniche siano “dotate di anticorpi". Ciò che preoccupa la Commissione è il rischio che le logge si trasformino in comitati d'affari.

I tentativi di influenza sulla giurisdizione. La relazione della commissione offre il caso di un magistrato onorario, affiliato alla massoneria, che aveva denunciato ai propri fratelli, ed esclusivamente a loro, di aver subito pressioni da parte di confratelli massoni perchè incidesse sull'iter e sul sereno giudizio di un caso processuale che vedeva imputato del grave reato di ricettazione il figlio di un confratello, al fine di ottenere la derubricazione, ossia la trasformazione dell'accusa in una meno grave, del reato contestato. Dunque, "il vincolo di solidarietà tra fratelli consente il dialogo tra esponenti mafiosi e chi amministra la giustizia, legittima richieste di intervento per mutare il corso dei processi e impone il silenzio". La presidente Bindi lamenta che “nemmeno dal magistrato onorario risulta alcuna denuncia. L’agire massonico si è pericolosamente atteggiato ad ordinamento separato dallo Stato".

Sanzioni per il massone e per l'organizzazione. Per il lavori della Commissione, “la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna), dopo un primo screening nel proprio sistema informativo, ha indicato 193 soggetti aventi evidenze giudiziarie per fatti di mafia. La loro appartenenza alle quattro obbedienze massoniche è così ripartita: GOI: 122; GLRI: 58; GLI: 9; Serenissima: 4”. Per il presidente Bindi, "se uno non rispetta le norme ci devono essere delle sanzioni previste anche nei confronti dell’organizzazione massonica, non solo del soggetto che aderisce".