Il Tribunale del Riesame di Milano ha revocato l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Carmine Naccari Carlizzi, fratello dell'ex assessore regionale, coinvolto in un'inchiesta condotta dalla Procura di Monza su un presunto sistema di corruzione fatto di denaro, cene, viaggi e altri “favori” in cambio dell’acquisto di protesi commercializzate da parte di una società e impiantate nei pazienti durante interventi chirurgici effettuati in strutture private convenzionate con il sistema sanitario nazionale. I giudici del Riesame hanno accolto l'istanza presentata dagli avvocati Carlo Giuseppe Saronni e Paolo Veneziani e così il dottore Carmine Naccari Carlizzi è tornato in libertà.

Ipotesi accusatorie. Le indagini sono iniziate in seguito a un esposto presentato da un dipendente operante all’interno del Policlinico di Monza che ha sollevato dubbi riguardo alla gestione dell’acquisto di protesi per interventi chirurgici all’interno della struttura. Così, in seguito alla segnalazione, sono iniziati gli accertamenti che hanno portato il personale della Guardia di Finanza ad accedere ai dati relativi alla sanità disponibili a livello regionale. I riscontri avrebbero messo in evidenza che in alcune strutture private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale ci sarebbe stato un numero molto alto di pazienti sottoposti a interventi chirurgici per installazione di protesi, molti dei quali provenienti da fuori regione. Grazie alle intercettazioni telefoniche, ambientali e a servizi di osservazione e pedinamento gli inquirenti sono riusciti a ricostruire l’attività indebita che avrebbe coinvolto i rappresentanti, i medici chirurghi e i medici di base.

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