Eseguito dal medico legale l'esame autoptico che dovrà chiarire le cause della morte. Venerdì i funerali. Lacrime all'obitorio di Vibo. Domani sera veglia funebre a Gioia Tauro

Ci si interroga sull'accaduto, sulla dinamica dell'incidente che non ha risparmiato le  quattro giovani vittime. E si attendono risposte. I corpi dei quattro ragazzi di Gioia Tauro scomparsi nell'impatto sul tratto vibonese dell'A3 restano a disposizione della Procura di Vibo Valentia, che ha affidato ad un esperto l'esecuzione dell'esame autoptico. Attesi in queste ore gli esiti dell'autopsia, utile allo sviluppo delle indagini, che dovrà chiarire le cause della morte dei quattro ventenni. In particolare, l'autopsia dovrà chiarire se il decesso sia avvenuto per il violento impatto con l'asfalto o dopo essere stati travolti dal tir che seguiva l'auto con a bordo i ragazzi. Il pm della Procura di Vibo Valentia, Benedetta Callea, ha deciso di anticipare i tempi dell'esame autoptico sui corpi delle giovani quattro vittime affidando l'incarico peritale al medico legale Rocco Pistininzi. Solo una volta completati tutti gli esami medico-legali sarà possibile riconsegnare i corpi alle famiglie per l'ultimo saluto. L'autopsia terminerà nella notte di giovedì 3 marzo e quindi domattina verranno portate via dall'obitorio. Nel frattempo la città si stringe attorno alle famiglie delle vittime. Ieri in serata si è tenuta una sentita veglia, nella chiesa della Marina di Gioia Tauro, a cui ha partecipato una comunità commossa e attonita. Straziante all'obitorio di Vibo Valentia il pianto dei parenti  e di chi come loro ha perso quattro preziosi compagni d'avventura. Altra veglia a Gioia Tauro è prevista per domani sera.

foto-ragazzi-Gioia-600x300Quattro amici con un destino tragico e comune, le giovani vittime dell'incidente. Cresciuti insieme nella stessa comitiva e insieme strappati alla vita in pochi attimi ancora confusi. Ragazzi "perbene", di quelli semplici, senza grilli per la testa. Con un futuro travolto dall'auto rimasta avvolta dalle lamiere. L'auto che si è portata via pezzi di quotidianità e di amicizia, un'amicizia a quattro, che li aveva visti farsi grandi, da bambini che erano, in quel quartiere che oggi piange i loro volti assenti. La Marina di Gioia Tauro è sempre rimasta sullo sfondo delle loro vite, da qui in avanti intrecciate irrimediabilmente per quell'ultimo fatale incontro.

Marzio Canerossi, Fortunato Calderazzo, Giuseppe Speranza e Francesco Carrozza quella maledetta sera avevano deciso di ritrovarsi insieme come spesso avevano fatto prima di quel giorno. Con la spensieratezza dei vent'anni appena sorpassati, per sempre in sosta adesso nella corsia della vita. Doveva essere un'uscita senza pensieri, tra vecchi amici in un posto nuovo: Cosenza, per l'inaugurazione di un locale. Una serata diversa in una città lontana, che potesse offrire di più per un solo momento di festa e leggerezza. Un momento quasi finito, ad una manciata di chilometri da casa, che è rimasto invece impresso in eterno. Perché Marzio, Fortunato, Giuseppe e Francesco a casa non ci sono tornati mai, mai nella Marina che li aspettava e ancora li aspetta.

Un dramma, una tragedia, uno strazio per Gioia Tauro tutta e per gli affetti, che sono tanti, a cui non rimane niente se non il dolore, incalcolabile. E in più restano i ricordi, solo quelli, che per fortuna sono tanti.

Di Marzio si sa che era un ragazzo socievole, conosciuto nel suo giro, perché dalle idee vispe e intelligenti. Si era diplomato al tecnico "Severi", di cui era stato rappresentante d'istituto, fu un vero "plebiscito studentesco" il suo. Marzio era amato nella sua scuola e sapeva far valere i suoi pensieri, tanto che per lui molti avevano immaginato un futuro in politica. Con lui a bordo di quella fiat 500 della tragedia c'era anche Giuseppe. Era il più timido del gruppo, il più riservato, quello dalla battuta pronta quando meno te l'aspetti. Giuseppe amava il calcio e parlava spesso dei suoi idoli del "Barcellona". Ne parlava anche con Fotunato, con cui si commentavano le partite. Un tipo dolce, pure Fortunato, dal sorriso aperto e le amicizie solide. Un angelo, lui come gli altri. Come Francesco, altro amico dello stesso giro, figlio unico rispettoso ed educato, compagno leale di avventura. Unico in famiglia ma fratello in quella macchina, su cui viaggiavano le vite recise troppo presto di quattro amici uniti da un tragico destino.