Gli imputati devono rispondere a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, concussione, corruzione elettorale

Un controllo totale sul territorio: dalle autorizzazioni al disboscamento alle slot machine. Non ha avuto dubbi il gup del Tribunale di Catanzaro nel rinviare a giudizio tutti gli indagati dell'operazione "Acheruntia", l’inchiesta che ha consentito di delineare l'assetto della cosca attiva ad Acri, capace di condizionare l'attività del dipartimento Agricoltura e Forestazione della Regione Calabria e del Comune per l'aggiudicazione di appalti pubblici nel settore della forestazione a favore di società appartenenti allo stesso sodalizio di 'ndrangheta.

Ex assessore a processo.
Tra i rinviati a giudizio l’ex assessore Michele Trematerra, sotto accusa anche Elio Abbruzzese, Francesco Abbruzzese, Luigi Belsito, Giuliano Bevilacqua, Alfredo Bruno, Giuseppe Burlato, Domenico Cappello, Franco Caruso, Andrea Cello, Adolfo D'Ambrosio, Claudio Dolce, Salvatore Gencarelli, Massimo Greco, Enzo La Greca, Luigi Maiorano, Gemma Martorino, Antonio Rosa, Giuseppe Tarsitano. Per loro il processo, davanti al Tribunale collegiale di Cosenza, inizierà il prossimo 7 novembre.

Rito abbreviato. Rinaldo Gentile che aveva scelto il rito abbreviato è stato condannato a otto anni di carcere mentre Angelo Cafone, difeso dall'avvocato Pasquale Di Iacovo, è stato assolto con formula piena "perché il fatto non sussiste" da tutte le imputazioni. A optare per il rito alternativo altri tre imputati: Angelo Gencarelli, ex consigliere comunale di Acri, Giampaolo Ferraro e Giuseppe Perri per i quali era stato disposto il giudizio immediato e si sta svolgendo il processo a Cosenza.

Le accuse. Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, estorsione aggravata, concussione, corruzione elettorale, usura, frode informatica e reati in materia di armi. Nel corso dell’inchiesta è emerso come tutti i lavori pubblici del settore boschivo e della manutenzione dei fiumi nell’area di Tarsia furono negli anni affidati all’azienda La Fungaia della famiglia Gencarelli con una serie di presunte estorsioni. Una rete del racket imposta, secondo gli inquirenti, da Gencarelli a tutti gli imprenditori aggiudicatari di gare ad evidenza pubblica con il ricatto di veder revocato l’affidamento dei lavori.