Coronavirus, discoteche chiuse. I gestori ricorrono al Tar
Il Silb Fipe, associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo, ha deciso di presentare un ricorso immediato al Tar del Lazio per la riapertura delle aziende. La decisione è stata anticipata da Maurizio Pasca, presidente del Silb Filp, mentre era ancora in corso il direttivo nazionale del sindacato.
L’ordinanza ha fatto insorgere gli operatori che lamentano una perdita di 4 miliardi di euro per il settore e richiedono compensazioni con cig e Iva al 4%. Nel Dl agosto – è la promessa del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli – saranno comunque appostate risorse specifiche per ripianare il danno. Domani mattina è atteso un primo incontro con il ministro per discutere dei rimborsi.
Il presidente del Silb Fipe Maurizio Pasca ha motivato la decisione di rivolgersi al Tribunale amministrativo per chiedere l’immediata riapertura dei locali come una scelta discriminatoria: "Hanno colpito noi, quando la movida è ovunque. Si guardi che succede negli stabilimenti balneari e sulle spiagge – dice Pasca a Repubblica – è evidente che il problema non sono i locali da ballo. Stiamo raccogliendo un’ampia documentazione e prove che i contagi non avvengono in discoteca, ma su bus, spiagge e piazze. Il ricorso si baserà soprattutto sulla discriminazione fatta nei nostri confronti".
Il Silb teme che i giovani che prima riempivano le piste da ballo, con le chiusure a seguito dell’ordinanza possano andare ad alimentare l’organizzazione di feste abusive con zero controlli e nessun invito a rispettare distanze o a indossare la mascherina. “avevamo detto subito che far rispettare le norme del distanziamento sarebbe stato complicato – ha aggiunto Pasca – e proprio per questo il 10 per cento dei nostri associati ha deciso di non riaprire. Ora un nuovo duro colpo alla nostra sopravvivenza. Domani parleremo di rimborsi, ma intanto presentiamo il ricorso al Tar”.
