E’ già uscito da qualche settimana “A Figghja i l’Orfaneju, Ritorno alle origini”, il nuovo atteso  libro di Giuseppina Prostamo, insegnante per amore e per vocazione ed oggi dirigente scolastico in pensione.  Un viaggio ricco di emozioni che racconta un tempo passato “da considerare, non per nostalgia, ma come riscoperta della propria identità”.

Sul volume (edito da Libritalia), che sta già raccogliendo unanimi apprezzamenti, vi proponiamo la prefazione  curata dal giornalista Vincenzo Varone.

In questa ultima fatica letteraria di Giuseppina Prostamo vi è la storia di  una vita.  Il racconto di un cammino sulle vie del mondo, tra sogni, speranze, sentimenti, dolori, felicità improvvise, passi che si incrociano lungo le vie e   tra le campagne circostanti,  dove ogni spicchio di terra conserva il vissuto di una famiglia. Ed ancora: tanti odori mai dimenticati, tanti  ricordi che hanno il sapore forte della uva fragola e un susseguirsi di voci e di uomini del secolo breve. Figure di cui ad un certo punto  ti sembra quasi di sentire il fiato , nonché  di vedere l’universo  con i loro stessi occhi che sapevano scorgere  e capire oltre le colline del silenzio.   Tra i  protagonisti umili e silenziosi della storia figurano l’ amorevole famiglia dell’autrice, con il padre Alfonso, un pescatore dedito al lavoro e al sacrificio (membro della ciurma di una barca); la  cagnetta Lilla, compagna inseparabile di tante camminate; la  maestra Giuseppina Giglio (definita una dolce fatina dai capelli turchini che con le sue fiabe sapeva far navigare i bambini in mondi lontani)  e   gli amatissimi  bisnonni mai dimenticati che mietevano il grano cu’ cuzzuni.

Un “baule” ricco di ricordi, legati soprattutto alla sua famiglia, quello che ci offre Giuseppina Prostamo,  insegnante per amore e per vocazione ed oggi dirigente scolastico in pensione. Il tutto, attraverso  la sua penna scorrevole e coinvolgente, che trascina il lettore, fino a farlo quasi sentire a volte protagonista e altre volte testimone delle vicende libro.  Un’opera dalla quale emerge in tutta la sua bellezza l’arte vera della narrazione, ma anche la “storia” del tempo che brucia gli anni come fossero sterpaglia. In buona sostanza il ciclo della vita che si rinnova e che diventa poesia, letteratura, mistero, attraverso la forza dirompente e rivoluzionaria della scrittura che sa parlare al cuore della gente, senza pontificare e senza mai salire in cattedra.

Il volume ci consegna, inoltre,  un patrimonio di fede, di semplicità e di quell’antica saggezza che viene dai buoni esempi e nello stesso tempo  un’ illuminante e gioiosa speranza. Stiamo parlando di quella speranza di cui ognuno di noi, nessuno escluso,  oggi più che mai -  in questo tempo fatto di troppi silenzi complici e nello stesso tempo di chiacchiericcio pettegolo - sentiamo  fortemente il  bisogno per affrontare le tante fatiche di ogni giorno, le perdite di affetti insostituibili e   le mille delusioni dell’umana esistenza. Ed in questa direzione Giuseppina Prostamo ci aiuta e ci accompagna con la sua scrittura  che scuote l ’anima  dell’uomo in cerca e  che induce alla riflessione e al pensiero forte e mai banale. Un cammino che si sviluppa pagina dopo pagina, senza pause e senza distrazioni di sorta, in un susseguirsi di emozioni. Un vero e proprio spaccato  di memoria individuale, tra orti verdeggianti, personaggi segnati dalla grazia della bontà degli umili, scricchiolii provenienti  di notte dagli “orfaneji” che altro non erano che alcuni pezzetti di legno raccolti durante la giornata,  filastrocche, salsedine, mare, riti religiosi accompagnati da una spiritualità vissuta e sentita, preghiere, giochi del tempo che fu, studio  ed  esperienze  didattiche. Un vissuto che diviene così memoria collettiva, riuscendo a tramandare alle nuove generazioni quel retaggio di valori indispensabili anche per vivere il presente, oggi segnato dalla solitudine  provocata dalla pandemia, dal  furore insensato delle guerre e dalle tante capriole di una certa società dedita solo all’apparire e basta. Un fatto è certo: Senza passato non vi è alcun futuro, ma solo frastuono e rumore insensato. Da qui il dovere morale di ognuno di noi di salvare - senza se e senza ma -  i frammenti di quello che siamo stati prima che si disperdano per sempre e che la dimenticanza, tipica della società del mordi e fuggi, abbia il sopravvento.

Un grazie a Giuseppina Prostamo per averci consegnato -  attraverso gli occhi della sua viva memoria, che hanno saputo cogliere attraverso ogni riga di inchiostro, attimi, momenti e storie  -  questo “baule” di ricordi in cui si colgono gli echi del nostro passato, dei nostri padri e delle generazioni che ci hanno preceduti.