Omicidio Rombolà: Cassazione dichiara inammissibile ricorso Procura su Bertucci
Pronuncia della Suprema Corte sul ricorso della Procura per il giovane di Serra San Bruno accusato di aver preso parte al delitto di Ferdinando Rombolà, ucciso a Soverato nello scontro fra clan
La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso della Procura avverso la scarcerazione disposta dal Tdl di Catanzaro nei confronti di Vincenzo Bertucci, accusato di aver fornito l'apporto logistico per l'agguato costato la vita, il 22 agosto 2010 sulla spiaggia di Soverato a Ferdinando Rombolà. Vincenzo Bertucci, 33 anni, di Serra San Bruno - difeso dall'avvocato Sergio Rotundo - era stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere il 29 luglio scorso unitamente ad Antonio Gullà, 49 anni, di Montauro, Fiorito Procopio, 63 anni, che è ritenuto il presunto boss di Davoli, ed uno dei mandanti del delitto unitamente a Michele Lentini, 45 anni, di San Sostene.

Rombolà al momento dell'agguato si trovava in spiaggia con moglie e figli. Un sicario, indossando un casco da motociclista, gli sparò a bruciapelo quattro colpi di pistola calibro 7.65. L'agguato avvenne in un tratto dispiaggia libera e dove si trovavano decine di bagnanti. L'omicida si era poi allontanato a bordo di una moto di grossa cilindrata condotta da un complice, che venne ritrovata incendiata ad alcune centinaia di metri di distanza dal luogo del delitto, nei pressi dell'area dell'ex campeggio "Le Giare".

Da subito gli inquirenti ritennero che l'omicidio fosse legato a quella impropriamente passata alle cronache come "Faida dei boschi" che, nei primi mesi del 2010, ha mietuto oltre 15 vittime. Una vera e propria "guerra di mafia", in realtà, combattuta a cavallo di ben tre province (Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria) con epicentro dello scontro l'area che va da Soverato a Guardavalle, passando per Serra San Bruno. Uno scontro che ha visto fronteggiarsi da un lato i Gallace di Guardavalle alleati ai Ruga di Monasterace, ai Metastasio di Stilo ed ai Leuzzi di Stignano, e dall'altro lato il boss Carmelo Novella di Guardavalle Superiore (ucciso in Lombardia, in un bar di San Vittore Olona, il 14 luglio 2008) alleato ai Vallelunga di Serra San Bruno, ai Sia di Soverato, ai Procopio di Davoli, ai Tripodi di Soverato Superiore ed ai Lentini di San Sostene.

Mentre per Vincenzo Bertucci la Cassazione ha confermato quanto deciso dal Tdl (scarcerazione) e quindi dichiarato inammissibile il ricorso della Procura, per Fiorito Procopio e Michele Lentini, la Suprema Corte ha confermato il Tdl che però si era pronunciato per il mantenimento in carcere. Nei confronti di Antonio Gullà, la Cassazione ha invece annullato con rinvio il provvedimento di scarcerazione che era stato deciso in precedenza dal Tdl.

Secondo gli inquirenti, Antonio Gullà, sarebbe stato l'esecutore materiale dell'omicidio di Rombolà. Mentre Procopio Fiorito e Michele Lentini i mandanti del delitto. Vincenzo Bertucci si ritiene abbia fornito apporto logistico per l'agguato. Indagato anche il collaboratore di giustizia Bruno Procopio, figlio del presunto boss Fiorito Procopio, che avrebbe invece guidato lo scooter per portare i sicari sul luogo dell'agguato.
Secondo gli inquirenti e la Dda di Catanzaro, Rombolà, che faceva il buttafuori nei locali, era ritenuto vicino alla cosca Gallace di Guardavalle contrapposta al clan Sia di Soverato alleato ai Procopio di Davoli, ai Lentini di San Sostene ed ai Tripodi di Soverato Superiore a loro volta imparentati con i Vallelunga di Serra San Bruno. Vincenzo Bertucci si trova attualmente detenuto nel carcere di Siano per scontare una condanna definitiva a 5 anni ed 8 mesi rimediata al termine dell'operazione antimafia denominata "Showdown". (g.b.)
