“L’ho lasciato un attimo. Solo un attimo. E lui ha aperto la finestra”
«Mio figlio stava male da due anni. Ha avuto una prima crisi psicotica, poi una seconda. Da quanto c'è stata la prima crisi avevo sempre cercato di stargli vicino, di non lasciarlo solo. Perché avevo paura. Era a Parma, a studiare. Fu una cosa improvvisa. Io corsi da lui quella stessa notte e da quel momento lo ho seguito passo passo. Lui era diventato fragilissimo. Si attaccava a me, mi abbracciava. Per me da quel momento è stato come se Francesco fosse nato una seconda volta. L'ho portato a Roma con me. Lui era psicologo. E voleva curarsi da solo. Non voleva prendere farmaci. Qualche volta lo ho costretto io. Diceva che erano medicine vecchie, degli anni settanta. Che la medicina per la mente non aveva fatto nessun progresso scientifico. Diceva che i farmaci toglievano le emozioni. Che erano dannosi. Forse in questo ho sbagliato. Forse dovevo essere più drastico. Dovevo costringerlo a farsi curare. Lui invece pensava che questi problemi doveva risolverli da solo. Perché diceva che ciascuno di noi è unico». Così il senatore Mario Occhiuto racconta il suo dolore e soprattutto gli ultimi mesi di vita del figlio.
«L'ho portato da molti medici, ma non ha mai avuto una diagnosi vera e propria. Purtroppo queste malattie restano sempre misteriose. Non se ne parla. C'è lo stigma sociale. Per me, tutti i giorni, il primo pensiero era Francesco. Sempre, dalla mattina quando mi svegliavo. Condividevo anche tutta la sua profondità. Lui mi ha lasciato molte cose. Io avevo troppa fiducia in lui. Lì ho sbagliato. Con lui non c'era solo un legame di sangue. Era un legame d'amore. Oggi mi manca anche fisicamente. Ho un blocco nello stomaco. So che questo dolore durerà per sempre Non ho una risposta su come riesca a conviverci. E' costante, il pensiero è costante. E io non voglio che si affievolisca. Lo difendo questo dolore. Se avessi potuto io avrei voluto essere al suo posto».
«L'amore che avevo con lui era speciale, indescrivibile. Da quando è stato male il mio amore è sempre cresciuto Adoro i tutti i miei figli. Ma l'amore per Francesco era particolare, Negli ultimi mesi soffriva molto. Piangeva, lo abbracciavo. Quando è successo ero con lui. Ho visto che era in corso questa crisi paranoica, la terza. Ho chiamato il medico. Gli abbiamo dato i farmaci. Ma i farmaci non fanno effetto subito. Il pomeriggio si è messo a dormire. Poi ha detto che voleva fare una passeggiata. Sembrava tranquillo. Siamo andati insieme, mi ha chiesto di non parlare. Dopo 300 metri è voluto rientrare. Io sono andato un attimo in camera mia. Un attimo, proprio un attimo. E lui in quell'attimo ha aperto la finestra. Quando aveva queste crisi non era in lui. Di solito io lo abbracciavo, lo stringevo. Se lo avessi abbracciato anche questa volta. Qualunque cosa faccia io rivedo lui, le cose che abbiamo fatto insieme, sento le cose che ci dicevamo, ripenso alle sue parole, alle sue idee. Vorrei sapere solo -conclude - che mio figlio sta bene. E ho un pensiero fisso: ricongiungermi a lui».
