Sarà nell'auditorium del liceo classico M. Morelli il prossimo 13 maggio a parlare agli studenti capitano ultimo (ora colonnello) il carabiniere diventato mito, che il 15 gennaio del 1993 ha messo le manette a Totò Riina, quello al quale Raoul Bova ha prestato occhi verdi e regalato un grande successo televisivo diventato saga, ma anche quello che ha conosciuto l’onta di un processo per favoreggiamento di Cosa Nostra (dal quale è uscito indenne). Proprio lui che della lotta alla mafia ha fatto una ragione di vita, quello che dal Ros è stato trasferito al Noe e poi ancora ai servizi segreti e infine, dopo lo scandalo Consip tutt’ora materia di indagine, di nuovo all’Arma, in un pellegrinare fatto di successi professionali e di tante amarezze dovute allo smantellamento della sua squadra e ai ripetuti tentativi di delegittimazione. Inconsueto nei modi diretti, scomodo negli obiettivi senza sfumature, ingombrante come tutti gli eroi.

Da 26 anni Sergio De Caprio, toscano di Montevarchi, ha sepolto il suo viso dietro un passamontagna, complice necessario per poter continuare le sue attività investigative, per permettersi l’invisibilità e fare i pedinamenti, ma al tempo stesso testimonianza di una vita da braccato, di un’esistenza dove il pericolo ti accompagna ogni notte sul cuscino e dove immancabile è lì, accanto a te, quando ti risvegli. D’altra parte tra le medaglie che si appunta sul petto c’è il ritrovamento sul comodino del boss mafioso Bernardo Provenzano di un suo libro sulle tecniche di indagine. Cosa Nostra gliel’ha giurata e lui sa perfettamente che certe promesse non vanno in prescrizione.