"I "pendolari sanitari" sono costretti a viaggiare sullo stretto di Messina in modo disumano, mentre in tutta Italia si fanno encomi, nello stretto sono privi di ogni diritto. La sospensione delle Navi Veloci e la riduzione delle corse delle navi trasforma il loro viaggio per raggiungere i luoghi di lavoro in una vera e propria odissea. Orari non consoni, aggravati dal fatto che non esiste una corsia preferenziale, costringono gli operatori sanitari a partire tre ore prima ed arrivare a casa tre ore dopo, per attraversare 3 chilometri di mare. Ovviamente senza tenere in considerazione la promiscuità che si viene a creare nelle lunghe attese prima e dopo l'imbarco, visto anche gli imbarchi di gente che continua a tornare nei propri domicili dalle città del Nord".

E' quanto lamenta, minacciando azioni eclatanti, il segretario regionale di Confintesa Sanità Calabria, Francesco Anoldo, in merito alla situazione del personale sanitario pendolare tra la Calabria e la Sicilia durante l'emergenza Covid-19.

"Attraversare lo stretto sul ponte della nave anche nelle giornate di forte pioggia e freddo, perché dentro la cabina ci sono troppi pedoni che la occupano non è indicato, visto l'emergenza in atto e le disposizioni ministeriali - aggiunge -. Succede anche che molti di loro per poter effettuare il turno pomeridiano con inizio alle 14 sono costretti a partire alle 8 del mattino e stare in macchina fino alle 13; altri si sono organizzati prendendo a loro spese delle stanze per pernottare, altri ancora dopo la smonta de turno mattutino alle 14 rimangono bloccati al porto fino alle 17.20, tutti ammassati e al freddo".