Sconto di pena per l'imputato, condannato in primo grado a trent'anni.   Cadono i futili motivi

di GABRIELLA PASSARIELLO

Da trent’anni a venti anni di reclusione. La Corte di assise appello di Catanzaro ha riformato la sentenza di primo grado per il catanzarese 39enne Marcello Amato, accusato dell’omicidio del 33enne Alessandro Morello (codifeso dai legali Salvatore Staiano e Gregorio Viscomi), raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco il 6 novembre 2014. Uno sconto di dieci anni di pena dovuto al venir meno dell’aggravante dei futili motivi. Il sostituto procuratore della Corte di assise appello del capoluogo calabrese Alessandra Ruberto, al termine della requisitoria il 2 marzo scorso, in cui aveva ricostruito i fatti e le modalità dell’omicidio, aveva chiesto ai giudici di secondo grado di lasciare inalterata la condanna emessa dal gup Giuseppe Perri il 13 giugno 2016 a carico dell’imputato.

La ricostruzione. Secondo la ricostruzione dei fatti, la vittima ( i familiari della vittima, costuitisi parte civile al processo erano rappresentati in aula, tra gli altri dai legali Francesco Severino, Piero Chiodo, Vittorio Ranieri)  stava percorrendo con la sua auto via dei Conti Falluc, ubicato nel popoloso quartiere di Santa Maria, quando l’imputato lo ha fermato. Sceso dall’auto, Morello ha iniziato a discutere con l’uomo che pochi istanti dopo ha estratto una pistola e lo ha freddato. L’aggressore è scappato in auto a forte velocità, mentre il 33enne è rimasto sanguinante a terra. Immediati i soccorsi e la corsa all’ospedale Pugliese- Ciaccio di Catanzaro, ma troppe le ferite riportate per sperare in un miracolo. Morello è morto qualche ora dopo, non senza aver prima indicato nome e cognome del suo assassino. Indicazione che ha consentito ai carabinieri di prelevare Amato che in quel momento si trovava in Viale Isonzo, la zona calda del capoluogo, insieme ad altre persone di etnia rom. Qualcuno aveva tentato anche di evitare il fermo, sferrando calci e pugni contro i Carabinieri. Il presunto omicida è stato poi arrestato e durante l’interrogatorio ha confessato di aver sparato, perché pensava che Morello stesse afferrando una pistola dalla tasca per far fuoco contro di lui.